venerdì 2 marzo 2018

PERCHÉ VOTARLI

Alle prossime elezioni concorrono Renzo Dolci per le Regionali e Tommaso Conti per la Camera dei Deputati; quest’ultimo è uscito da un po’ di tempo dal PD poiché confluito nel Partito “Liberi e Uguali”. Dolci, invece, è Democristiano da sempre e scende in campo con la lista “Centro Solidale per Zingaretti”. I due figli veraci del nostro territorio, anche se con appartenenza diversa convergono politicamente, in quanto la lista del candidato alla Camera sostiene, in accordo con il PD, il governatore uscente Zingaretti, per il quale la lista Regionale dà il suo sostegno.
Io dico perché secondo me si devono appoggiare queste due candidature, prima di tutto bisogna crederci e poi non bisogna disperdere i nostri voti. Il fine è di consentire l’elezione di rappresentanti del nostro territorio, di gente che stia in mezzo a noi, che sappiamo dove sono di casa nel caso dobbiamo interloquire od arrabbiarsi con loro se non danno seguito alla credibilità delle loro promesse. Insomma è un’occasione per il nostro territorio. Secondo il mio punto di vista anche i cittadini di Cori e Giulianello che sono avversari politici per buon senso e opportunità possono sacrificare almeno questa voltai propri ideali politici per quella che sembra una giusta causa. Per quelli che non votano, che sono esasperati e per quelli che sono delusi dalla politica, dico infine che il voto è la più alta espressione della democrazia, chi non vota non esiste. Ed essendo tale delega agli altri a prendere le proprie decisioni, belle o brutte che siano; il voto è l’unico strumento per cambiare le cose; ce lo hanno insegnato i nostri padri fondatori nel primo dopo guerra quando hanno scritto la nostra meravigliosa Costituzione per il nostro Territorio. Votiamo Renzo Dolci alle Elezioni Regionali. Votiamo Tommaso Conti alle Elezioni per la Camera dei Deputati.

Scritto da Il cittadino Bruno Canale - Pubblicato sul numero 2 del 2018 nel Il Corace

DOPO SETTE MESI CI SEMBRA GIUNTO Il MOMENTO DEI BILANCI

Si farebbe presto a sintetizzare, basterebbe dire che L’Amministrazione corese a guida De Lillis, in sette mesi ha fatto poche cose e male; ma sarebbe riduttivo e non renderebbe giustizia al suo immobilismo se non facessimo almeno un elenco delle “malefatte”. Sono di questi giorni le notizie apparse sulla stampa, circa l’apertura, da parte della Procura della Repubblica di Latina, di inchieste su presunti abusi edilizi, li ricordiamo senza entrare nel merito poiché, come già detto, la stampa li ha spiegati con dovizia di particolari. Per dovere di cronaca dobbiamo precisare però, che i presunti abusi ricadrebbero sull’operato della precedente Amministrazione di cui De Lillis era assessore al bilancio. Stiamo parlando delle inchieste aperte per la costruzione di un supermercato e di alcune villette in una ex cava dismessa.
Ma qual’ è il legame tra questi fatti accaduti con l’Amministrazione precedente e l’attuale Amministrazione? C’è sempre. Lo stesso tecnico che oggi risulta indagato per fatti precedenti alla attuale amministrazione e che comunque è stato assunto dal sindaco attuale nonostante una pregiudiziale che, secondo le condizioni richieste dalla normativa vigente ne precludeva in via assoluta l’assunzione ma che contrariamente alle osservazioni manifestate pubblicamente dall’Altra Città, si è proceduto all’assunzione in Comune. Sembra che il Comune di Cori da tempo sia destinatario di sopralluoghi continui da parte della Procura che ci fanno preoccupare, come per il caso: “piscina comunale” che resta ancora incompiuta. Una storia che si trascina ormai da anni, cavallo di battaglia della campagna elettorale tanto della giunta Conti e poi della giunta De Lillis, impianto per il quale sono stati spesi ben 550.000 euro con un altro prestito già accordato di ulteriori 350.000 euro per la terza tranche dei lavori. Quasi un milione di euro, quindi, per trasformare una piscina per tuffi in una bagnarola bucata.
A proposito dell’ultima tranche, il 9 giugno 2017, due soli giorni prima delle elezioni amministrative, dovevano essere aperte le buste per l’affidamento dei lavori, ad oggi, dopo otto mesi le buste non sono ancora state aperte; perché? Quali problemi si celano dietro questo fatto? La domanda, oggetto di una nostra interrogazione consiliare, ha ricevuto solo risposte vaghe ed evanescenti. Ci chiediamo inoltre che fine abbiano fatto i 90.000 euro avanzati nei 2 precedenti interventi, Soldi di cui i cittadini stanno pagando gli interessi. Forse sono stati dirottati su altri interventi? Abbiamo notizie che la Procura della Repubblica di Latina e la Guardia di Finanza, ne hanno acquisito gli atti!! Ci sarà un’altra indagine, per questa vicenda? Vedremo...
Passiamo al Punto di Primo Intervento (PPI) dell’ex ospedale di Cori che secondo il nuovo piano sanitario regionale della giunta Zingaretti, il PPI di Cori diventerà, a partire dalla fine dell’anno, un punto del 118 medicalizzato, cioè sarà presente solo un’ambulanza dotata di medico. Abbiamo comunicato al Sindaco De Lillis la nostra disponibilità ad appoggiare qualunque iniziativa che abbia voluto intraprendere al fine di conservare il PPI, a salvaguardia della comunità di Cori e di Giulianello e delle altre località limitrofe. Quale migliore occasione per il Sindaco De Lillis, per avere il consiglio comunale tutto dalla sua parte a difesa degli interessi locali? Ad oggi stiamo ancora aspettando un’iniziativa da appoggiare. Che gli interessi di “bottega” stiano ancora una volta prevalendo sugli interessi del popolo? Non ci stupiremmo. Del resto è già accaduto. Alla giunta di sinistra di Badaloni (con la passività dell’allora giunta sempre di sinistra di Cori) dobbiamo la chiusura dell’ospedale. Oggi, è ancora una giunta di sinistra, quella di Zingaretti, a decretare l’ulteriore e probabilmente definitivo affossamento della struttura ospedaliera di Cori, con la complicità tacita del Sindaco De Lillis e della sua giunta. Dopo la devastante decisione della giunta Badaloni, se la struttura è arrivata fino ai giorni nostri, seppur fortemente ridimensionata, lo dobbiamo all’unica amministrazione non di sinistra che ha amministrato Cori. Se la nostra comunità perderà anche quel poco che è rimasto, riterremo direttamente responsabili De Lillis e la sua giunta.
Le “malefatte” della giunta De Lillis sono finite qui? Magari! Continuiamo. Incapaci di elaborare progetti per il rilancio economico e sociale di Cori e di Giulianello la giunta, monocolore PD, tira fuori il “coniglio” dal cilindro: il progetto SPRAR, acronimo di sistema di protezione per richiedenti asilo. L’Amministrazione ha deciso di aderire a questo progetto che, attraverso una cooperativa, gestirà 1,5 milioni di euro messi a disposizione dalla Stato Italiano. Attraverso un bando pubblico si è proceduto alla formazione di una graduatoria di appartamenti messi a disposizione da privati cittadini, con un bonus per quelli ubicati nel centro storico. Lo scopo è quello di ripopolarlo e riportarlo a nuova vita. Noi de L’Altra Città siamo fortemente contrari a questo progetto. Cercare di concentrare queste persone nel centro storico non favorisce l’integrazione ma al contrario rischia di creare un ghetto inaccessibile, come già accaduto nelle periferie di Parigi, Nizza, Bruxelles e di altre città europee. Riteniamo che un progetto così realizzato, possa apportare ulteriore degrado nel centro storico, accentuando i problemi di sicurezza che già si sono manifestati da alcuni anni. Riterremo la giunta De Lillis responsabile di eventuali ulteriori deterioramenti della vita sociale di Cori e di Giulianello.
Noi de L’Altra Città siamo del parere che la nostra comunità non meriti tutto ciò e chiediamo ai giovani consiglieri della maggioranza cosa ne pensano di tutto questo?  Ci piacerebbe sapere se sono d’accordo sul “modus operandi” del Sindaco e della giunta, se è così che immaginavano il loro impegno a favore della Città, quando hanno deciso assumersi delle responsabilità davanti alla nostra comunità e se oggi rifarebbero la stessa scelta. Se vogliono, possono comunicarlo anche attraverso i social, visto che durante le sedute consiliari, ma più in generale nell’azione di governo, sembrano non avere diritto alla parola!
Scritto da Il Gruppo Consiliare L’Altra Città - Pubblicato sul numero 2 del 2018 nel Il Corace

POST ELEZIONI: SCENARI POSSIBILI SUL TERRITORIO LA SFIDA DEI CANDIDATI

A pochi giorni dal voto, e a conclusione di una campagna elettorale caotica quanto mediocre nella forma e nella sostanza, si chiariscono le prospettive che attendono il Paese. Sono prospettive che già da mesi i sondaggisti avevano indicato, dati alla mano, e che la pubblica opinione aveva percepito. Solo che sino ad ora i partiti e i loro leader avevano camuffato puntando al solito refrain: “intanto pensiamo a vincere” mentre “sotto sotto” già partivano le prove generali di larghe intese.
L’elemento di novità è il seguente: da qualche settimana tutti gli istituti specializzati sono concordi nel dire che è tecnicamente impossibile che venga fuori una maggioranza in grado di governare. La soglia del 40% resta una rara possibilità, e a raggiungerla, nel calcolo  di questa rara possibilità, se dovesse accadere, sarà sicuramente del centrodestra. Il fatto è che la coalizione Berlusconi-Salvini-Meloni  più che una coalizione, che presuppone uno straccio (almeno) di programma in comune, è solo un cartello elettorale buono per vincere, ma non per andare a Palazzo Chigi. E laddove ci andasse avrebbe vita brevissima, dilaniata da visioni, proposte e programmi non solo diversi tra loro ma in qualche caso alternativi: come sull’euro ad esempio. Europeista Berlusconi, anti Salvini e la Meloni.  Lo scenario quindi che si prospetta è questo: un governo non esplicitamente di larghe intese, perché Renzi e Berlusconi si sono troppo compromessi nel dire che non faranno mai governi insieme, ma un governo di unità nazionale di breve durata con Gentiloni premier, sul quale  convergeranno  centrosinistra  e Forza Italia.
Leu non si sa, ed i grillini (che dovrebbero risultare il primo partito) in teoria “no” perché hanno già detto che loro non fanno alleanze e in caso di incarico presentano un programma e accettano eventuali adesioni. Ma in pratica potrebbero pure essere d’accordo a prendere tempo per riorganizzarsi, visti i problemi seri che hanno, e in qualche modo non opporsi più di tanto ad un prosieguo di Gentiloni. Una cosa è certa: il PD esce cornuto e mazziato da questa competizione. Renzi che  evocava un fantasioso 40% per il PD, sulla base di una sua narrazione sul risultato referendario (quel 40% di Si sono tutti nostri), ora ha posto l’asticella al 25% ma i sondaggi lo danno al 22, 23. Un disastro di cui dovrà dar conto alle minoranze interne, Orlando ed Emiliano, ma anche ad altri, come Cuperlo ad esempio, che lo attendono sulla riva del fiume. Altra cosa certa che la destra è viva e vegeta, alimenta paure e gioca con il fuoco: Macerata docet.
Non crediamo, tra rigurgiti neofascisti che ci sono ed esplosioni razziste e xenofobe, che la nostra Democrazia sia in pericolo. Ha anticorpi validi: tuttavia è necessario alzare la guardia che forse si era un po’ troppo abbassata.
Ma veniamo al gioco elettorale vero e proprio. Intanto tutti hanno capito, anche i cittadini meno interessati, che questa legge elettorale, il Rosatellum, è un pastrocchio incredibile, figlio di un accordo Renzi- Berlusconi che doveva favorire entrambi, con unico scopo, di far fuori i cinque stelle. Renzi sperava favorisse di più il PD, invece ha favorito molto di più Forza italia e associati. Dentro questa baraonda la sfida è tra chi è paracadutato e chi invece la partita se la gioca senza protezione.
Su questo terreno conta molto il territorio. E qui a Cori non è un caso se il consenso intorno ai due nomi di maggior rilievo, Tommaso Conti per Leu (camera) e Renzo Dolci per “Centro Solidale per Zingaretti” (regionali) è in costante ascesa. L’ex sindaco coagula l’area della sinistra che non si riconosce nel PD, ma anche cittadini non di sinistra che gli riconoscono meriti, passione e capacità, e Dolci rimette in campo quell’area di centro che ha guardato con diffidenza alla svolta neocentrista dei dem a trazione renziana e si è sottratta ai salti della quaglia che alcuni hanno fatto in questi anni.  Dolci e Conti hanno tutte le carte in regola per affermarsi, anche se Conti oltre ad avere come diretta competitor dal versante opposto (nel collegio) la Meloni, ha contro tutti i candidati del PD (Moscardelli al Senato, La Penna, Forte e Amici alla Regione e Fauttilli alla Camera) e l’apparato PD di Cori che teme che una sua buona affermazione potrebbe indebolire ulteriormente il partito locale e di riflesso l’amministrazione comunale. Ma come sempre in democrazia, l’elettore è sovrano.
Scritto da Emilio Magliano - Pubblicato sul numero 2 del 2018 nel Il Corace