Regioni ed Enti locali hanno dato il via libera alle nuove linee guida per il rientro a scuola da settembre. La conferenza Stato-Regioni sul tema scuola si è conclusa. Tra le novità principali ci sono: lezioni online alle superiori solo come ultima istanza; più poteri alle Conferenze dei servizi; conferma della cabina di regia Covid-19; assemblee studentesche su Zoom o altre piattaforme; recepimento delle ultime indicazioni del Comitato tecnico-scientifico su mascherine e distanza di un metro tra le bocche degli studenti. Nella bozza del documento è stato inserito un esplicito riferimento al distanziamento fisico che richiama le raccomandazioni del Comitato Tecnico Scientifico. «Il distanziamento fisico, inteso come un metro fra le rime buccali (le bocche0000000) degli alunni, rimane un punto di primaria importanza nelle azioni di prevenzione», si legge nella bozza. Nelle linee guida è stato recepito il documento del Comitato tecnico-scientifico che continua a ritenere obbligatorio l’uso delle mascherine in classe dai 6 anni in su. Ma c'è anche impegno scritto a verificare, due settimane prima dell'inizio del nuovo anno scolastico, come sta evolvendo il contagio e se bisognerà portarla sempre. “Le scuole riapriranno l'1 settembre per i corsi di recupero e il 14 c'è la riapertura vera e propria”. Lo ha ufficializzato il sottosegretario all'Istruzione Peppe De Cristofaro. “Il 20 settembre spero davvero che si riesca a fare quello che in tanti stanno chiedendo, cioè cercare luoghi alternativi alle scuole per svolgere le elezioni. Diversamente sarebbe onestamente un cazzotto nell'occhio e una vera beffa. Spero si risolva positivamente”. La nuova bozza del Piano sul rientro a scuola prevede anche l’istituzione di «Conferenze dei servizi, su iniziativa dell’Ente Locale competente, con il coinvolgimento dei dirigenti scolastici, finalizzate ad analizzare le criticità delle istituzioni scolastiche che insistono sul territorio di riferimento delle conferenze». «Lo scopo sarà quello di raccogliere le istanze provenienti dalle scuole con particolare riferimento a spazi, arredi, edilizia al fine di individuare modalità, interventi e soluzioni che tengano conto delle risorse disponibili sul territorio in risposta ai bisogni espressi». Le video lezioni riguarderanno solo i ragazzi delle superiori. A sottolinearlo è stato il sottosegretario all’Istruzione Peppe De Cristofaro: «La didattica a distanza sotto i quattordici anni non si fa, si fa soltanto per la scuola secondaria di secondo livello ma in condizioni assolutamente residuali, quando è proprio impossibile dare vita alla didattica normale». Le Regioni hanno tuttavia posto al Governo tre questioni da risolvere. «Al Governo - spiega il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini - abbiamo ribadito tre questioni politiche fondamentali. Prima di tutto servono risorse adeguate per realizzare le soluzioni organizzative e didattiche previste dal Piano e per questo occorre incrementare il fondo previsto di almeno un miliardo di euro, su cui peraltro abbiano avuto precise rassicurazioni dal Ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina. Occorre poi un aumento netto di organico docente e Ata. Occorre prevedere infatti un adeguato incremento finalizzato a garantire il recupero dei tagli operati sui posti comuni dei docenti sull'organico 2020-2021, per riportarli ai livelli dell'anno scolastico in corso, preservando l'organico già autorizzato, nonché un aumento temporaneo dei contingenti, per realizzare un rafforzamento di “organico per l'emergenza”, che permetta di affrontare al meglio il delicato anno scolastico alle porte. Terza questione: bisogna attivare urgentemente – secondo Bonaccini - un tavolo di confronto Governo-Regioni, sulla questione dei trasporti, sia da un punto di vista economico che di organizzazione del servizio».
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mercoledì 1 luglio 2020
sabato 30 maggio 2020
IL COVID- 19 CI HA RESO MIGLIORI?
Il Coronavirus ci ha cambiati. Ha
cambiato il modo di vedere ogni cosa, anche la più piccola; ha
cambiato il modo con cui ci relazioniamo con le persone, ha cambiato
il nostro modo di fare la spesa, di vedere gli amici ed i parenti,
insomma tutta la nostra vita e le cose che ci sembravano scontate o
normalmente logiche. Cosa non ė cambiato? In fondo non siamo
cambiati noi, popolo italiano, e credo di poter dire, del mondo
intero. Siamo sempre noi, con qualche modifica. C'è qualcos'altro
che non è cambiato..il modo di gestire le questioni a livello
economico e politico da parte dei nostri vertici. Guidare un Paese in
questo momento, in generale, non è cosa facile; mantenere rapporti
internazionali altrettanto. Mi chiedo però perché tutto sia stato
gestito, da tutti i Paesi, solo a livello politico ed economico.
Mentre le persone morivano di Covid-19, i politici di tutti i Paesi,
miravano ai propri interessi economici; mentre le aziende chiudevano,
i governanti si preoccupavano dell'impatto economico futuro che
potrebbero avere le erogazioni di sussidi, a qualsiasi livello, che
sia statale o regionale. Mentre i lavoratori chiedevano risposte, il
problema era attaccare il tizio del partito politico opposto al
proprio. Non c’è stata unità per il bene comune. Ripeto,
situazione difficile ad ogni livello di analisi. Si è promesso con
molti se e troppi ma; eroghiamo la cassa integrazione creandone un
modello ad hoc per la situazione, snelliamo le modalità di
richiesta ed accessibilità ma non il modo di operare a priori degli
Enti incaricati della gestione. Eroghiamo aiuti alle imprese, ma per
averli è necessario fornire garanzie; permettiamo alle aziende di
non pagare alcuni tipi di tasse e tributi, ma quelli più gravosi
restano in capo alla ditta, almeno che non sia sul lastrico. Mentre
questo accade, si pensa a quale politico ha detto cosa. No, noi
italiani non siamo cambiati, siamo sempre i soliti. Siamo quelli che
puntano il dito e pensano alle cose futili (abbiamo fatto tanto per
avere questa reputazione!); ma noi cittadini abbiamo imparato ad
essere diversi. Il Sud che aiuta il Nord e viceversa, chi ha dona o
aiuta il prossimo. Chi pensa a se stesso e magari inconsciamente,
pensa anche agli altri, perché il gesto egoistico dell’approccio
“sto lontano dalla gente perché infetta" crea benefici a se
stessi ed agli altri. I problemi ed i casi da analizzare del periodo
sono infiniti ed interessanti, e credo che aspetterò a trarre
conclusioni analitiche definitive. Per il momento, oltre quanto
detto, penso che siamo davvero migliori nell'animo e più sensibili
in generale, qualsiasi sia l’intesa che ognuno di noi da al
contesto di applicazione. Per quanto mi riguarda, ho imparato a
cucinare!
Scritto da Eleonora Angelini - Pubblicato sul numero 4 del 2020 del "Il Corace"
giovedì 9 aprile 2020
QUALE FUTURO?
Analizzando il quadro generale, la maggior parte delle persone sono in quarantena e non lavorano; altri lottano contro questo orrendo virus ed altri aiutano queste persone malate a lottare ed altri ancora lavorano per cercare di mandare avanti il Paese. Questa è la nostra suddivisione sommaria. La gente esce di casa solo per la spesa o per situazioni di necessità o per lavoro, gli altri a casa. Grandi contraddizioni nelle decisioni del Governo (Non mi riferisco all'orientamento politico, ma ad alcune scelte fatte), molta confusione e poco appoggio agli imprenditori. Ripeto, non ne sto facendo una questione politica, solo analitica. Da cittadina italiana vorrei più tutela, più aiuti, più controllo..razionalmente capisco che sono cose non facili da realizzare o da gestire, non siamo pochi e le sfaccettature di ogni aspetto sono molteplici. Alcune cose potevano essere sistemate prima, a prescindere dal periodo che stiamo vivendo attualmente, perché magari erano importanti anche in tempo non sospetti. Pensiamo ad esempio agli ospedali chiusi ed alla scarsità delle attrezzature mediche, qualunque esse siano.
Si poteva pensare ad un sistema di tutela dei titolari di partita Iva, non dandoli mai per scontati; alle imprese, che magari sceglievano di pagare gli stipendi piuttosto che una scadenza fiscale, confidando in tempi migliori. Per i lavoratori dipendenti, tutela e sostegno, più interventi utili a sostegno dei diritti, invece che escamotage. Tutto questo attualmente si aggiunge all'emergenza medica che viviamo. La popolazione risente della chiusura degli ospedali, in quanto ora ė importante avere un piccolo punto dove rivolgersi in caso di emergenza, non solo da Covid-19, perché la gente può farsi male mentre lavora, può non sentirsi bene e potrebbe avere patologie da tempo che necessitano di cure ed assistenza; ai medici sarebbe utile ora avere strumenti necessari per svolgere il loro lavoro, in sicurezza ed in modo efficiente; ai titolari di partita Iva potrebbero sentirsi meno soli e più tutelati.
I lavoratori dipendenti meno sfruttati e non in balia di leggi ambigue. Le conseguenze di tutto ciò, nei vari ambiti ed applicazioni, implicano dei comportamenti e delle situazioni che non sto qui ad elencare, poiché credo siamo lampanti e scontati. Nessuno poteva immaginare la venuta di questo orrendo virus e la devastazione generale che ha portato con sé, ma potevamo essere più efficienti a prescindere da questo.
È facile pensare che va sempre tutto bene e quindi, umanamente, siamo portati a pensare che una cosa non serve, di un'altra non ne abbiamo bisogno, quella cosa si può ridurre.. Non dovrebbe essere così a prescindere. Ogni scelta a qualsiasi livello venga presa, che sia in famiglia od a livello nazionale, ha le sue conseguenze, presto o tardi presenta il conto. Non mi sto riferendo solo od in gran parte dalla Sanità; le scelte “rilassate" riguardano tutti gli aspetti che ci circondano la qualsiasi livello di analisi. Oggi ci sentiamo più italiani, più vicini, più combattenti, più uniti.. dovevamo esserlo a prescindere. Nel rispetto di tutto e tutti, per il principio che se una cosa non riguarda me non significa che non interessi nessuno. Dobbiamo essere uniti oggi, per combattere insieme questo periodo ed uscirne al più presto possibile, ma dobbiamo continuare ad esserlo.
Scritto da Eleonora Angelini
Pubblicato sul numero 3 del 2020 del "Il Corace"
venerdì 2 marzo 2018
FLAT TAX
La Flat Tax (letteralmente “tassa piatta”, cioè tassa forfettaria) è un tipo di imposta sul reddito che prevede l’applicazione di un’aliquota unica per tutte le fasce di reddito, diversamente da ciò che accade con le imposte progressive, le cui aliquote d’imposta hanno un peso più elevato in base al reddito che si possiede. Nel caso di applicazione della Flat Tax, non sono previste deduzioni (riduzioni della base imponibile per il calcolo della tassa), né detrazioni (riduzione del valore dell’imposta applicata sul reddito). La nascita di detto tipo di imposta risale a tempi molto antichi, addirittura se ne dà una prima definizione all’interno delle Sacre Scritture e, a seguire, se ne trovano testi risalenti alle più antiche culture arabe, nonché fu oggetto di discussione nella Firenze dei Medici. Solo in tempi recenti, grazie all’economista Milton Friedman, se ne dà una spiegazione economica e sociale concreta, che analizza i pro ed i contro della sua applicazione.
Talmente tanto complessa che la maggior parte dei Paesi avanzati non la applica. Perché è così difficile da applicare? Partendo da un approccio microeconomico, vale a dire analizzando la situazione economica esclusivamente per famiglie ed imprese, l’utilizzo di tale tipo di imposta prevede appunto l’applicazione di un’unica aliquota per tutti i tipi di reddito quindi il gettito fiscale risulta più alto per le famiglie abbienti o per chi comunque ha redditi elevati. Facendo un paragone di semplice intuizione, gli imprenditori avranno sicuramente un reddito più alto rispetto ai lavoratori, e questo causa un peso d’imposta maggiore che si riflette sulla produttività del sistema imprenditoriale; d’altro canto le famiglie, che si presuppone abbiano un reddito da lavoro, sono avvantaggiate perché vedono ridursi il loro carico d’imposta, potendo così impiegare il loro capitale diversamente, quindi consumando di più ed aumentando la produzione di beni e servizi che permetteranno alle imprese di incrementare i profitti e quindi i redditi. Gli effetti quindi si posso dire ridotti.
Estendendo ora l’analisi ad un approccio macroeconomico, includendo in questo caso anche la Pubblica Amministrazione, la situazione su descritta non cambia, ma si deve tener conto degli effetti che tale imposta ha a livello Amministrativo. Una Flat Tax applicata su tutti i redditi, come proposto dagli esponenti politici in questi giorni, rende sì un prelievo d’imposta equo ed una buona redistribuzione della ricchezza, ma ci rende tutti “apparentemente” ricchi; chi ne giova in ultima analisi è proprio lo Stato, in quanto la base imponibile per l’applicazione di detta imposta, è più ampia quindi il gettito fiscale aumenta di molto e gli effetti sul PIL sono altrettanto notevoli. Un altro grande economista, Keynes, ha introdotto la Flat Tax nel moltiplicatore economico macroeconomico (Stato, famiglie, imprese) e ne dedusse che, per applicare al meglio tale imposta, sarebbe stato opportuno introdurre un’ulteriore tassa sull’extra-profitto generato dai redditi di capitale. Non è facile perciò trovare una giusta applicazione di questa imposta, e le variabili di cui si deve tenere conto sono moltissime, specie nel contesto economico attuale; se verrà trovata una soluzione equa anche nel lungo periodo, potrebbe essere d’aiuto per tutti gli attori economici. In caso contrario, ci ritroveremo di nuovo dinanzi ad un ennesimo errore di valutazione da parte dei nostri governanti.
Estendendo ora l’analisi ad un approccio macroeconomico, includendo in questo caso anche la Pubblica Amministrazione, la situazione su descritta non cambia, ma si deve tener conto degli effetti che tale imposta ha a livello Amministrativo. Una Flat Tax applicata su tutti i redditi, come proposto dagli esponenti politici in questi giorni, rende sì un prelievo d’imposta equo ed una buona redistribuzione della ricchezza, ma ci rende tutti “apparentemente” ricchi; chi ne giova in ultima analisi è proprio lo Stato, in quanto la base imponibile per l’applicazione di detta imposta, è più ampia quindi il gettito fiscale aumenta di molto e gli effetti sul PIL sono altrettanto notevoli. Un altro grande economista, Keynes, ha introdotto la Flat Tax nel moltiplicatore economico macroeconomico (Stato, famiglie, imprese) e ne dedusse che, per applicare al meglio tale imposta, sarebbe stato opportuno introdurre un’ulteriore tassa sull’extra-profitto generato dai redditi di capitale. Non è facile perciò trovare una giusta applicazione di questa imposta, e le variabili di cui si deve tenere conto sono moltissime, specie nel contesto economico attuale; se verrà trovata una soluzione equa anche nel lungo periodo, potrebbe essere d’aiuto per tutti gli attori economici. In caso contrario, ci ritroveremo di nuovo dinanzi ad un ennesimo errore di valutazione da parte dei nostri governanti.
Scritto da Eleonora Angelini - Pubblicato sul numero 2 del 2018 nel Il Corace
giovedì 1 marzo 2018
ELEZIONI ed ECONOMIA
Quest’anno finalmente i cittadini italiani potranno esprimere il loro voto riguardo i rappresentanti politici! Può sembrare una frase scontata, ma noi italiani non votiamo da troppi anni, per motivi diversi… Questo dovrebbe essere l’anno in cui il popolo, viste le azioni degli esponenti politici, dovrebbe votare con più cognizione di causa, poiché ha avuto modo di vedere il loro operato a prescindere dal voto dato, dal partito e dalla persona in sé.
Ma sarà davvero così? No, l’italiano vota il partito, il pensiero, il leader di turno senza pensare alle conseguenze, le quali, oggi, sono molto importanti. A prescindere da chi voteremo, dal colore del partito, dagli ideali ed i motivi per i quali sceglieremo uno piuttosto che l’ altro, dovremmo pensare a cosa effettivamente farà colui che voteremo. Se aiuterà le famiglie italiane vicino la soglia di povertà, se aiuterà i pensionati ad avere una pensione dignitosa; se ancora aiuterà le aziende sotto più aspetti, in modo che queste non abbandonino il nostro Paese perché sommerse da burocrazia e tasse. Se aiuterà i ragazzi a crearsi un futuro ed i bambini a crescere serenamente. Questo mi auguro che l’italiano faccia. La scelta giusta a prescindere dal profondo ideale per un “bene comune”. Ogni personaggio votato avrà dei difetti, una vita privata scomoda, degli scheletri nell’armadio, dei pregi.
Siamo noi italiani ad essere chiamati a fare la scelta; bene, facciamola per il popolo nella totalità, non per il partito né per ciò che crediamo essere gli ideali di fondo del nostro pensiero. Solo così avremo un’Italia migliore.
Ma sarà davvero così? No, l’italiano vota il partito, il pensiero, il leader di turno senza pensare alle conseguenze, le quali, oggi, sono molto importanti. A prescindere da chi voteremo, dal colore del partito, dagli ideali ed i motivi per i quali sceglieremo uno piuttosto che l’ altro, dovremmo pensare a cosa effettivamente farà colui che voteremo. Se aiuterà le famiglie italiane vicino la soglia di povertà, se aiuterà i pensionati ad avere una pensione dignitosa; se ancora aiuterà le aziende sotto più aspetti, in modo che queste non abbandonino il nostro Paese perché sommerse da burocrazia e tasse. Se aiuterà i ragazzi a crearsi un futuro ed i bambini a crescere serenamente. Questo mi auguro che l’italiano faccia. La scelta giusta a prescindere dal profondo ideale per un “bene comune”. Ogni personaggio votato avrà dei difetti, una vita privata scomoda, degli scheletri nell’armadio, dei pregi.
Siamo noi italiani ad essere chiamati a fare la scelta; bene, facciamola per il popolo nella totalità, non per il partito né per ciò che crediamo essere gli ideali di fondo del nostro pensiero. Solo così avremo un’Italia migliore.
Scritto da Eleonora Angelini - Pubblicato sul numero 1 del 2018 nel Il Corace
mercoledì 8 novembre 2017
L'AUTONOMIA REGIONALE
Questo fenomeno, avviato prima in Spagna e poi in Italia, sta portando grande scompiglio ai Governi dei Paesi interessati. In entrambe i casi è stato indetto un referendum (strumento che permette al popolo di esprimere la sua opinione su un fatto di interesse nazionale o territoriale) al quale la popolazione ha partecipato attivamente e che ha avuto esito positivo.
Anche se le motivazioni delle Regioni italiane sono diverse dal quelle della Catalogna, il movimento innescatosi è lo stesso; il popolo italiano interessato ha votato in modo favorevole e si dovrà procedere con le trattative tra le stesse ed il Governo sulle modalità e le misure di autonomia concesse e richieste.
Come sempre, il nostro scenario politico è diviso sul fatto; ma perché ci sono tanti pareri discordanti? L’ autonomia regionale implica che il Governo accetti che le Regioni interessate possano godere di alcune libertà inerenti la politica economica territoriale; se accettato, potrebbe essere concesso loro l’applicazione di diverse aliquote regionali sulla tassazione ed una diversa redistribuzione della ricchezza.
Sembra un fatto da poco limitato alle zone interessate, ma non è così. Si potrebbe assistere ad una sorta di emigrazione verso quelle Regioni, ove le condizioni economiche siano più favorevoli, sia da parte dei cittadini (caso estremo ma possibile) sia da parte delle imprese, come successo in Spagna, che scelgono di spostare le loro sedi per evitare "sorprese" a livello burocratico ed economico, mettendo a rischio lo stato sociale della popolazione. Inoltre si potrebbe avere un certo isolamento economico che genera problemi di carattere sociale, culturale e politico; si potrebbe assistere ad un’emarginazione territoriale inutile e poco sensata.
Ma in fondo per quale motivo queste Regioni non dovrebbero volere la loro autonomia? Perché non potrebbero avere la possibilità di offrire condizioni diverse alla popolazione territoriale? O magari.. avranno la possibilità di peggiorare la situazione?
Scritto da Eleonora Angelini - Pubblicato sul numero 8 del 2017 del "Il Corace"
martedì 3 ottobre 2017
L' ECONOMIA A PORTATA DI TUTTI: IL REDDITO DI INCLUSIONE
Anche quest’anno il nostro Governo ha
pensato ad un modo per aiutare le famiglie in difficoltà economica,
introducendo il Reddito di Inclusione che entrerà in vigore il primo
Gennaio del 2018.
Di cosa si tratta? In sostanza è un sussidio
(aiuto economico erogato in termini monetari dallo Stato a famiglie,
cittadini od imprese in base al tipo di manovra che lo Stato intende
attuare, al fine di aiutare tali soggetti) alle famiglie meno
abbienti, che dovrebbe permettere loro di arrivare meglio a fine
mese.
Una cosa buona no?! Ma quali sono i vincoli per ricevere tale
sussidio?
Le famiglie devono avere un ISEE annuo non superiore ai
seimila euro ed il valore catastale della prima casa deve essere
inferiore a ventimila euro. Vengono esclusi coloro che posseggono i
c.d. Beni di Lusso (barche, auto costose, immobili vari). Mi sembra
anche giusto. Perché una persona che guadagna cinquecento euro al
mese può tranquillamente permettersi tali beni. L’entità del
sussidio varia anche in base alla composizione del nucleo familiare,
cioè sarà più alto in presenza di minori ed over 55 in famiglia.
Ah meno male! Finalmente hanno pensato a come garantire l’istruzione
dei minori ed a come aiutare le persone avanti con l’età a far
fronte alle spese che non coprono con la pensione.
Qui arriva il
bello.. il sussidio viene erogato attraverso una card rilasciata
dagli enti specializzati sulla quale si accredita la somma spettante;
facile per una persona anziana! (parto dal presupposto che le persone
entro i 65 anni lavorano ancora quindi non hanno bisogno del
sussidio, dato che al 90% svolgono lavori full time e che
percepiscono uno stipendio più alto del limite fissato da tale
legge). Ma non è finita qua... le somme erogate, in base alla
struttura familiare ed alle misure dei requisiti richiesti, vanno da
un minimo di circa 190€ ad un massimo di circa 500€! Grazie
Stato! Le famiglie con figli in età scolare di cui, magari, lavora
solo un genitore a tempo pieno non potrà usufruire del sussidio, e
nemmeno chi ha acquistato, a fatica, una casa un po’ più grande
per lasciarla ai figli. Fortunati invece coloro che lavorano part-
time e chi percepisce la pensione minima. Fortunati si, perché l’
aiuto economico ricevuto sarà di tale entità da poter togliersi
qualche sfizio, come acquistare il cibo per la famiglia o le medicine
non coperte dall’assistenza sanitaria. A voi l’ennesima presa in
giro.
Scritto da Eleonora Angelini - Pubblicato sul numero 7 del 2017 nel "Il Corace"
domenica 14 maggio 2017
L'ECONOMIA A PORTATA DI TUTTI: PENSIONATI ALL'ESTERO E TENORE DI VITA
Da qualche anno assistiamo ad una vera
e propria emigrazione dei nostri pensionati verso mete estere di
notevole bellezza ed economicità. Si parla ad esempio della Tunisia,
Costa Rica, Africa, Sud America ma soprattutto Paesi dell’Est
Europa e non, ove il pensionato italiano gode di una miglior qualità
della vita ed una notevole riduzione della pressione fiscale (livello
di tasse applicate su un reddito percepito).
Addirittura, per chi
fosse poco pratico con la burocrazia o per chi invece non ha voglia
di pensare a tutto, sono nate delle vere e proprie agenzie di
consulenza che, oltre a sbrigare le pratiche presso gli Istituti
italiani, trovano anche sistemazioni immobiliari in base alle
esigenze del richiedente, consigliando il luogo adatto dove
risiedere, mettendoli in contatto con le agenzie locali e poter cosi cambiare
vita nel giro di poco tempo.
Ma perché c’è questo fenomeno?
Perché il nostro Governo negli anni ha emanato leggi che incidono
sempre più sul reddito percepito dagli individui (inteso come
reddito derivante da attività lavorativa o da pensioni), i quali si
riducono sempre più a causa della pressione fiscale (incidenza di
tasse e imposte sul reddito). Questo tema da sempre affrontato per
famiglie ed imprese, implica la minor possibilità di effettuare
acquisti, a maggior ragione per i pensionati, i quali percepiscono
una pensione purtroppo sempre meno adeguata al costo della vita
attuale, dovendo scegliere ogni giorno se comprare le medicine od il
pane.
Ciò accade perché non c’è relazione tra quanto versato e
quanto percepito. Il problema viene eliminato spostandosi
dall’Italia, dove si diventa “ricchi”, avendo un tenore di vita
molto più alto rispetto a quanto possibile in Italia.
Ricordo
un’intervista ad un anziano qualche tempo fa che dall’Italia era
emigrato in Africa; con la sua pensione di soli cinquecento euro
aveva una casa con la piscina, che non usava molto, ma aveva comprato
perché era il suo sogno di una vita; la spesa massima mensile per il
cibo era di cinquanta euro e le tasse paria a circa duecentocinquanta
euro l’ anno. E l’ho visto felice.
Ora che questo fenomeno è
divenuto importante lo Stato italiano ha pensato di tracciare i
connazionali pensionati residenti all’ estero per controllarne il
tenore di vita e l’adeguatezza dell’importo della pensione; credo
invece che sia un modo per tassare alla fonte le pensioni prima di essere
erogate all’estero in modo da disincentivare la fuga di capitali
dall’Italia (le persone che posseggono denaro lo spendono o lo
investono in altri Paesi diversi da quello di provenienza).
Riconosciuto il fatto che l’uscita dal nostro Pese delle pensioni
implica riduzione degli investimenti e di produttività per l’Italia,
non è anche vero che è lo stesso Stato che li ha costretti ad
abbandonare il loro Paese, non sentendosi tutelati ed aiutati per le
prime necessità? E poi, dopo un a vita a lavorare e a pagare tasse,
i nostri pensionati non avranno il diritto di decidere dove passare
gli anni che gli restano e magari avere tutto ciò che non hanno
potuto avere?
Penso che lo Stato debba prima controllare le sue
manovre, poi i nostri pensionati.
Scritto da Eleonora Angelini - Pubblicato sul numero 5 del 2017 nel "Il Corace"
giovedì 27 aprile 2017
L’ ECONOMIA A PORTATA DI TUTTI: LA BREXIT
Il 23 Giugno del 2016 la Gran Bretagna
ha affrontato uno dei più importanti referendum per la storia
economica e politica del Paese: la scelta di continuare a far parte o
meno dell’Unione Europea (UE); dai risultati è emerso che il
popolo britannico ha votato per il temuto si (si, usciamo dall’ UE)
e da quel momento in poi c’è stato un crescendo di tensione sia
interno che esterno alla Gran Bretagna.
Ma quali sono i motivi per i
quali si teme così tanto la sua uscita?
Sicuramente le
preoccupazioni sono principalmente di carattere economico, dato che
si parla di una delle Nazioni fondatrici dell’UE con un importante
peso economico. Nel dettaglio, venendo meno la libera circolazione
delle merci tra Paesi membri dell’UE (pilastro importante dell’
economia europea) uno dei problemi potrebbe riguardare i dazi
doganali (tasse che si applicano sull’ esportazione/ importazione
di beni da e verso altri Paesi), poiché la Gran Bretagna effettua
molte esportazioni verso l’Unione Europea.
Questo comporterebbe un
danno per la Gran Bretagna, la quale dovrebbe pagare i suddetti dazi
ogni volta che esporta merce verso altri Paesi, implicando un aumento
dei prezzi dei beni; gli altri Paesi quindi, vedendosi applicare un
prezzo più alto, sceglieranno di non acquistare più dalla Gran
Bretagna, causando un calo della produzione delle imprese
anglosassoni, quindi disoccupazione.
Qui si collega un altro dei
possibili problemi, quale la riduzione degli investimenti, non solo
interni al Paese, ma anche esteri; nel primo caso, potendo esserci
disoccupazione, le famiglie e le imprese investiranno sempre meno a
causa di una riduzione del loro reddito, nel secondo invece si parla
di una riduzione di introito di capitali esteri, i quali hanno sempre
garantito al Paese un ottimo afflusso monetario utile all’economia
ed alla finanza.
Non di minor importanza è la restrizione alla
libera circolazione delle persone (altro pilastro fondamentale
dell’UE, collegato al precedente) la quale implicherà che le
persone dovranno richiedere un permesso per recarsi in Gran Bretagna;
sul piano economico ci saranno importanti risvolti, soprattutto dal
lato del lavoro, in quanto molti giovani italiani e non si sono ivi
trasferiti in cerca di un’ occupazione.
In questo caso ci saranno
sicuramente problemi burocratici per la validazione dei permessi di
soggiorno, sia di lavoro che di studio che di turismo, e questo
scoraggerà le persone a recarsi in Gran Bretagna.
I problemi vengono
rilevati anche dal punto di vista dell’UE, la quale vede l’uscita
della Gran Bretagna come un affronto alla memoria della fondazione
dell’UE stessa; per altri si parla di abbandono in un momento di
forte crisi dell’Unione sia di carattere politico che economico;
ancora si parla di sopravvalutazione delle potenzialità di un Paese
per la possibilità di riuscire a ricrearsi una posizione vincente
nel quadro economico mondiale senza l’appoggio di altri Stati, i
quali subiranno le conseguenze di tale scelta senza potersi opporre.
I Paesi europei hanno timore della perdita della Gran Bretagna perché
dagli albori è stata una grande potenza che ha sempre assicurato
stabilità e garanzia per l’economia europea; ha partecipato
attivamente alla creazione ed alla storia di ciò che venne pensata
come una forza economica in grado di competere con l’America e
l’Asia, anche se l’intento non riuscì appieno.
I problemi legati
all’uscita non saranno dei più facili, né per la stessa Gran
Bretagna né per i Paesi che resteranno nell’Unione, dove tutti si
ritroveranno a fare i conti con un nuovo status che potrebbe segnare
la riuscita degli sforzi fatti.
Non possiamo dire con certezza cosa
accadrà e non possiamo prevedere tutte le conseguenze possibili, e
nell’attesa del trascorrere di questi altri tre anni, mi auguro che
la Gran Bretagna riesca nel suo intento.
Scritto da Eleonora Angelini - Pubblicato sul numero 4 del 2017 nel "Il Corace"
lunedì 27 marzo 2017
L'ECONOMIA A PORTATA DI TUTTI: I VOUCHER
Questo sarà l’ultimo anno nel quale
si potranno utilizzare i voucher (o buoni lavoro), dopo anni di
utilizzo improprio.
Nascono principalmente per agevolare le imprese,
al fine di usufruire del lavoro dipendente svolto da alcune categorie
di persone, quali giovani aventi meno di venticinque anni,
pensionati, lavoratori part-time ed extracomunitari, per i quali non
si prevedeva un contratto di lavoro vero e proprio, ma un surrogato
effimero dello stesso, che permetteva al datore di lavoro di gestire
i dipendenti saltuari nel rispetto della legge.
In sostanza i datori
di lavoro richiedevano i voucher all’INPS, o presso altri
rivenditori ed enti abilitati, per poter assumere personale anche per
un solo giorno di lavoro; il valore del buono comprendeva la paga
oraria spettante al lavoratore e la quota della normale tassazione
sui redditi da lavoro.
Con tutte le limitazioni dell’uso di
suddetti
buoni, per le imprese agricole e per
gli stessi lavoratori, dalla loro entrata in vigore hanno riscosso
molto successo; hanno permesso a molte persone di lavorare ed alle
imprese di assumere personale nei momenti di maggior domanda di
prodotti.
Ma quali conseguenze ci sono state nel mondo del lavoro?
Ad
esempio molte imprese ne hanno fatto un cattivo utilizzo,
approfittando dei buoni per non assumere con un vero e proprio
contratto del personale, il quale si è ritrovato a lavorare
saltuariamente e stagionalmente, percependo un reddito annuo molto
basso dovuto alle limitazioni normative dell’uso dei buoni. Ciò ha
portato un irrealistico aumento del reddito dei cittadini italiani, come Garanzia Giovani, i quali hanno
visto un potenziale aumento della spesa al consumo, che in realtà si
palesava solo come una possibilità in più di far fronte alle spese
familiari.
La speranza dello Stato era quella di limitare il fenomeno
del lavoro in nero, spesso utilizzato per lavori giornalieri nelle
aziende agricole; mentre l’intento nascosto era quello di vedere
un aumento del consumo per beni diversi da quelli di prima necessità
e quindi di agevolare il circolo monetario nazionale, ovvero più
consumi, più spese, più produzione da parte delle aziende e quindi
più investimenti.
Dato che ciò non è avvenuto, o per lo meno non è
valso come lo Stato si aspettava, il loro utilizzo è
perpetuato nel tempo creando effimeri
posti di lavoro, a danno dei lavoratori stessi.
Ecco quindi che la
CGIL ha deciso di intervenire sugli articoli di legge n. 48, 49 e 50
del Jobs Act inerenti il lavoro accessorio, al punto tale di voler
indire un referendum per la loro abrogazione e permettere al popolo
di fare la sua scelta; il Governo per contro è intervenuto
tempestivamente come non mai per agire sulla materia ed ha disposto
l’abrogazione dei voucher, con possibilità di utilizzo fino al 31
Dicembre di quest’anno.
A mio parere è stato abolito uno strumento
legale per aggirare la normativa sul lavoro, da sempre lacunosa, poco
chiara e troppe volte riformata a piacimento del Governo in auge. Con
la loro abolizione magari si propenderà ad assunzioni più concrete,
anche se non ottimali dato il contesto economico attuale, ed a un
reale miglioramento dell’ economia familiare degli italiani.
Scritto da Eleonora Angelini - Pubblicato sul numero 3 del 2017 nel "Il Corace"
mercoledì 8 febbraio 2017
LE POLITCHE DI TRUMP
Dal momento della sua
candidatura - Donald Trump, per gli appassionati di araldica Drumf -
ha portato scompiglio tra il popolo americano, in parte pronto al
cambiamento del Presidente ed in parte timoroso del nuovo corso
politico.
Tra tutti i partecipanti alla Corsa alla Casa Bianca, i due
nomi che sin da subito hanno suscitato simpatie, antipatie e
preoccupazioni per i loro programmi politici sono stati quelli di
Hillary Clinton e Donald Trump, una del Partito Democratico e l’
altro del Partito Repubblicano.
Nonostante la scarsa fiducia data a
Trump sulla possibilità di una sua riuscita, eccolo vincitore delle
elezioni! E chi l’ avrebbe mai detto…
Ma davvero era così
inaspettata l’eventualità che il suo nome fosse tra i favoriti,
prima, e dati gli esiti della campagna elettorale, della sua
vincita?! Non credo.. e per varie ragioni..
Trump ha fin da subito
basato la sua campagna politica su alcuni temi delicati ed
importanti, dato il contesto politico-economico e sociale in cui
verte attualmente l’America; e non ha mai nascosto la sua
contrarietà alle azioni dei suoi predecessori, accusandoli di non
aver incentivato l’economia interna, anzi di averla sminuita con
accordi commerciali poco incentivanti per le imprese americane,
causando perdita di posizioni di mercato e posti di lavoro, spingendo
le aziende a prediligere manodopera a basso costo, attuare
delocalizzazione e quindi permettendo ad altre potenze di
insinuarsi nelle scenario economico; e di avere permesso al
terrorismo Islamico di prendere piede nel modo che, purtroppo, tutti
conosciamo.
Vediamo nello specifico cosa ha proposto e cosa dovrebbe
portare avanti il Signor Presidente degli Stati Uniti. In genere
l’America è sempre stata in grado di influenzare, positivamente
e/o negativamente l’economia, la società e la politica degli
altri paesi del Mondo. Trump predilige una politica economica
protezionistica, vale a dire una politica atta ad limitare gli scambi
in entrata di beni e/o servizi in un Paese (importazioni), al fine di
agevolare la politica economica interna, cioè dando rilevanza alle
aziende del Paese e garantendone il loro sviluppo.
Chi è d’accordo
con la politica Trump converrà che, se il protezionismo fosse stato
applicato anche in Europa, ad esempio in Italia, non avremmo perso
aziende importanti ed avremmo salvato una notevole quantità di posti
di lavoro. Magari avremmo i nostri “cervelli migliori” al nostro
servizio.
Pur vero è che per attuare tale politica occorrono manovre
particolari e ben studiate, che tengano conto di ogni evenienza e che
sappiano far fronte ai cambiamenti contestuali che ogni Stato
cosiddetto moderno affronta periodicamente e ciclicamente, anche se
purtroppo non si riesce mai ad ottenere appieno il risultato sperato.
Non credo sia questa la sede per discuterne approfonditamente, ma ne
prendo spunto per dire che, se davvero le intenzioni di Trump sono
quelle dichiarate e se davvero riesce nel suo intento, l’America
potrà a divenire più forte che mai (citando il motto della campagna
elettorale dell’ attuale Presidente “Make America Great Again”).
Tema ben più delicato invece è quello dell’ immigrazione
clandestina. A tal proposito è necessario scindere la questione
degli immigrati provenienti dal Sud America da quelli invece
provenienti dai Paesi esteri; nel primo caso si parla di realtà
difficili, legate alla povertà ed all’assetto socio-economico, che
spingono le persone ad abbandonare la terra natia per migliorare il
loro status.
Il problema è che se ciò avviene clandestinamente, non
si ha possibilità di far valere i diritti di queste persone e,
dall’altro, non si può garantire una gestione del caso a
trecentosessanta gradi. Questo per dire che gli stessi clandestini
potrebbero incappare in situazioni lavorative apparentemente
favorevoli, che in realtà nascondono salari bassi, contratti
inesistenti ed orari di lavoro inusuali, da una parte; dall’ altra
casi di razzismo, traffici di armi, donne e sostanze stupefacenti,
oltre che fatti perseguibili per legge.
L’ arrivo di clandestini
inoltre implica costi di gestione notevoli che gravano sulle casse
dello Stato e dei cittadini, come accade in Italia. Da qui la tanto
chiacchierata idea del Presidente di portare a termine il famoso
“muro” che dovrebbe permettere la riduzione del flusso migratorio
dai Paesi Sudamericani nella zona nord dell’America, così da poter
controllare il fenomeno dell’immigrazione reale e da poter attuare
politiche ad hoc, insieme al Decreto Anti-Immigrati, firmato il 26
Gennaio. Tale Decreto, che ha come obiettivo il rimpatrio di persone
aventi fedina penale sporca ed irregolari, dovrebbe permettere la
riduzione dei clandestini di una notevole quantità; gli arresti si
sono concentrati in alcune città, tra cui Atlanta, New York e
Chicago.
Un’altra politica di Trump è il controllo dell’ingresso
in America di immigrati provenienti da alcuni degli stati islamici,
per limitare e quindi evitare, l’ingresso di cellule terroristiche
sul suolo americano, rafforzando, con ulteriori leggi, la sicurezza
interna.
Il fenomeno degli attentati e la crescente paura hanno
provocato tra la popolazione un’avversione verso la religione
islamica - Islamofobia - poiché gli usi e costumi islamici non sono
pienamente in sintonia con quelli occidentali e quindi si teme una
mancata integrazione a livello sociale. L’aggravante di questo
fenomeno è la paura. Che sia reale o percepita, la paura è lo
stato d’animo che tutto il mondo prova alla pronuncia della parola
ISIS, che erroneamente, si collega a tutte le persone di religione
islamica.
Premettendo che non tutti gli islamici sono a tal punto
estremisti da considerare giusto ciò che fanno i componenti del
sedicente stato islamico, c’è da riconoscere che la preoccupazione
è viva e costante. Le orribili esperienze accadute in Europa e nella
stessa America, nonché le vicende interne ai Paesi per antonomasia
islamici, rendono comprensibile la riluttanza all’ospitare persone
di questa religione. Ovviamente generalizzare i comportamenti non
porta mai a nulla, ma bisogna capire che in questo momento è
difficile trovare sistemi efficaci ed efficienti di controllo e
prevenzione, dato che a queste minacce di natura diretta, c’è il
problema dell’influenza filo-religiosa che queste persone attuano
attraverso i nuovi canali mediatici, scegliendo persone che
potrebbero essere interessate a determinati comportamenti, un po’
per noia, per avventura o per ingenuità.
Quindi, a mio parere, più
che vietare incondizionatamente l’ingresso a tutte le persone di
religione islamica, o di qual si voglia religione, si dovrebbe
tessere una rete politico-militare con tutti i Paesi del mondo, per
poter rintracciare in maniera adeguata gli spostamenti delle persone
che si spostano da un Paese all’altro, a prescindere dal motivo per
cui lo facciano, senza dimenticare il rispetto della libertà umana.
Detto ciò, i movimenti Anti-Trump sono evidenti e molteplici, con
ripercussioni interne ed esterne all’America stessa, come quelli
femministi, che potrebbero essere giustificati da un credo sociale
che trova limiti di applicazione morale; e politici, che trovano
giustificazione nel voler esprimere un parere diverso o semplicemente
un ordine da parte dei partiti.
Ci saranno sicuramente altri
mormorii, discussioni, problemi e fatti di rilevanza internazionale,
e mi viene in mente una riflessione: si critica molto la volontà di
Trump di costruire un muro di confine tra Stati Uniti e Sud America
lungo circa milleseicento chilometri per bloccare l’immigrazione,
che in realtà già aveva preso vita nel lontano 1990 con la
Presidenza Bush ed in seguito dalla Presidenza Clinton per agevolare
il lavoro della frontiera, dicono alcuni e per evitare invasioni
immigratorie rilevanti, dicono altri. Certo è che ci sono stati
molti morti nei tentativi di superare tale muro, come il recente
suicidio di un clandestino che stava per essere rimpatriato.
Mi pongo
delle domande e le faccio anche a voi: davvero Trump è il “mostro”
di cui si parla? Non stiamo parlando di una persona che crede nel suo
Paese e nelle sue potenzialità, al punto tale da attuare politiche
che, sebbene criticabili, potrebbero salvare le imprese statunitensi
e creare o confermare posti di lavoro? E’ sbagliato voler
assicurare agli immigrati dei diritti, purché questi siano regolari?
E’ sbagliato assicurarsi che le persone che visitano l’America,
per un breve o lungo periodo, lo facciano nel rispetto delle regole
del Paese in cui si trovano, sicuri che non farebbero del male a
nessuno? O forse… dovremmo prendere esempio da questo?
Scritto da Eleonora Angelini - Pubblicato sul numero 2 del 2017 nel "Il Corace"
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