Il Dpcm del Governo firmato il 24 ottobre e in vigore fino al 24 novembre introduce delle misure restrittive, primi provvedimenti per contrastare la diffusione del coronavirus, che continua a far registrare numeri in costante crescita. Nel Lazio una prima stretta è arrivata il 21 ottobre, con l'ordinanza firmata dal governatore Nicola Zingaretti, con durata di trenta giorni, che ha imposto alcune misure prima che si pronunciasse il premier, in vista all'aumento dei contagi all'interno del territorio della regione. Per quanto riguarda la Capitale, è di venerdì scorso l'ordinanza della sindaca Virginia Raggi che vieta la vendita di alcolici da asporto in città dalle ore 21. Ecco le differenze, tema per tema, tra ordinanza regionale e Dpcm e cosa cambia nel Lazio a partire da lunedì 26 ottobre con le nuove misure annunciate domenica pomeriggio in conferenza stampa. Chiusure anticipata delle attività commerciali. Il Dpcm del 24 ottobre a differenza dell'ordinanza della Regione Lazio prevede la chiusura anticipata alle ore 18 di ristoranti, bar, pizzerie, pasticcerie che potranno aprire alle 5 di mattina. I ristoranti potranno essere aperti la domenica a pranzo. Stop a sport, cinema e teatri. Le chiusure riguarderanno palestre, piscine, centri termali, sale gioco sale bingo discoteche e parchi divertimento, cinema, teatri e sale da concerto. Resteranno invece aperti i musei. Le feste restano vietate, insieme ai festeggiamenti in occasione delle cerimonie religiose, che prima invece erano concessi fino ad un massimo di trenta persone. Sospesi anche convegni e fiere, così come le competizioni sportive, tranne quelle professionistiche a livello nazionale, mentre è concessa l'attività sportiva non da contatto al di fuori di palestre e piscine. Coprifuoco. Sul fronte degli spostamenti, il Dpcm del 24 ottobre non prevede l'inserimento del coprifuoco sul territorio nazionale. Il premier Conte ha fatto appello "alla responsabilità individuale" raccomandando alla popolazione di limitarli ad "esigenze necessarie di lavoro, studio e salute". Restano inoltre consentiti gli sposta-menti tra regioni. Nel Lazio resta, come da ordinanza, invece valido almeno fino al 21 novembre il divieto agli spostamenti tra le ore 24 fino alle 5 del giorno seguente, eccezione fatta per comprovate esigenze di lavoro e serve munirsi di autocertificazione. Incremento della didattica a distanza fino al 75% e dello smart working. Per quanto riguarda la scuola, il Dpcm come l'ordinanza regionale prevede il mantenimento della didattica in presenza per elementari e medie, mentre un incremento della didattica a distanza per le superiori fino al 75 per cento, a fronte del 50 per cento previsto dal provvedimento di Zingaretti. Sul posto di lavoro caldamente racco-mandato lo smart working per la pubblica amministrazione ma anche per le aziende private.
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sabato 31 ottobre 2020
mercoledì 30 settembre 2020
COVID SCUOLA
Continua a far discutere
il tema relativo al rientro negli istituti scolastici. Nei giorni
scorsi il Ministero della Salute, attraverso una circolare, ha
precisato che per il ritorno a scuola dopo dei casi di sospetto
Covid-19 servirà un attestato di guarigione. In sostanza occorrerà
un tampone negativo, discorso che vale sia per gli studenti e i
professori, quanto per tutto il personale. Ma non tutti i tamponi
sono accettati. È richiesto quello "tradizionale",
eseguito in laboratorio, sui liquidi prelevati dal naso o dalla
faringe, che permette di rintracciare la ricerca dell’Rna virale.
Non sono ammessi, invece, i tamponi cosiddetti rapidi che però
potrebbero essere introdotti nelle scuole a discrezione delle
Regioni. Tutto ciò perché i test rapidi, attestando la presenza di
anticorpi, dicono solo se si è venuti o meno a contatto con il
virus, per accertare la positività sarebbe, comunque, necessario
fare anche il tampone. La nuova circolare del Ministero aggiunge
ulteriori precisazioni alle linee guida per la gestione dei casi
Covid-19 nelle scuole, incluse nel decreto della Presidenza del
Consiglio dei Ministri (Dpcm) del 7 settembre. I protocolli messi a
punto dall'Istituto Superiore di Sanità avevano lasciato una serie
di dubbi su come regolarsi nelle varie situazioni di sospetta
positività. Due i nodi ancora da sciogliere. Come ottenere gli
"attestati di guarigione" per tornare in classe dopo aver
accusato sintomi assimilabili a quelli tipici del coronavirus e
quando è necessario richiedere un tampone. Nella circolare sono
indicati i quattro scenari che dovrebbero indurre pediatri e medici
di base a "richiedere tempestivamente il test diagnostico,
comunicando la decisione al dipartimento di prevenzione della Asl o
al servizio di riferimento" previsto dall'organizzazione
regionale. Primo scenario: temperatura corporea superiore a 37.5 o
sintomatologia compatibile col Covid-19 che si manifesta a scuola.
Secondo scenario: gli stessi sintomi si manifestano a casa. La terza
e quarta ipotesi riguardano le stesse situazioni per insegnanti e
operatori. Se il tampone è positivo il medico prende in carico il
paziente e dopo la conferma di avvenuta guarigione dà il via libera
al rientro a scuola. L'attestato di guarigione si ottiene solo con
l’esecuzione di due tamponi, entrambi con esito negativo, a
distanza di 24 ore. In caso di patologie non Covid-19 con tampone
negativo il malato resta a casa fino alla completa scomparsa dei
sintomi. Poi, spetterà al medico di base la stesura dell'attestato
di guarigione. Per evitare tempistiche di attesa dei risultati troppo
lunghe, la circolare ha prescritto la priorità assoluta di operatori
e alunni nell'esecuzione del test. Le cose cambiano quando uno
studente o un operatore convivono con una persona positiva. In questo
caso sono da considerarsi "contatti stretti" e quindi
devono fare una quarantena obbligatoria di 14 giorni. Mentre i
compagni di classe saranno esentati, a meno che la Asl la prescriva.
Un chiarimento necessario per uniformare i comportamenti. "La
circolare del Ministero della Salute sulla gestione del Covid-19
nelle scuole fa finalmente chiarezza su una materia complessa sulla
quale non c'era uniformità di vedute". Lo dice all'Agi il
presidente dell'Associazione Nazionale Presidi, Antonello Giannelli.
"La circolare uniforma le procedure sanitarie relative ai casi
di malattia e chiarisce come devono essere fatte le certificazioni
mediche da presentare alla scuola, sia nel caso che lo studente o il
dipendente abbia avuto il Covid-19 sia nel caso non lo abbia avuto”.
Ma la circolare non tranquillizza completamente il mondo della
scuola. Secondo Giannelli perché rimane aperto il problema delle
assenze sulle quali la famiglia non fornisce la ragione medica. "In
sostanza, la scuola non sa come comportarsi nei confronti di quegli
alunni che si assentano e poi si ripresentano a scuola senza dire
cosa è accaduto". Su questo punto ancora nessuna precisazione
da parte del Ministero.
Scritto da Roberta Adolfi - Pubblicato sul numero 6 del 2020 del "Il Corace"
mercoledì 1 luglio 2020
L’OCCIDENTE SFIDA IL RAZZISMO
L’OMICIDIO DI GEORGE FLOYD E IL SOGNO DI UNA RINASCITA GLOBALE
25 maggio 2020, Minneapolis (Minnesota). L’afroamericano George Floyd compra un pacchetto di sigarette pagando con una banconota da 20 dollari falsa, l’impiegato del tabacchi se ne accorge e chiama il 911. Arriva la polizia, l’agente Derek Chauvin, bianco, ferma Floyd e si accanisce su di lui, lo tiene immobilizzato mantenendo per oltre 8 minuti il suo ginocchio sul collo, non si ferma neanche quando l’uomo ripete più volte “non riesco a respirare”. Alcuni testimoni filmano la scena con i telefonini e questi video vengono diffusi su internet, il mondo intero assiste all’uccisione di un uomo inerme. Il primo a dichiararsi indignato è il sindaco di Minneapolis Jacob Frey, che richiede l’immediato licenziamento dei quattro poliziotti coinvolti nell’accaduto e la loro incriminazione. Alle prime proteste, pacifiche, della popolazione di Minneapolis, afroamericana e non, seguirono delle vere e proprie rivolte violente che oltrepassarono i confini del Minnesota per raggiungere New York, Los Angeles, Atlanta e l’intero Paese. L’America grida “Black lives matter” e protesta contro Trump e contro l’abuso di potere della polizia, accusata di razzismo, scendendo in piazza noncurante del lockdown e delle misure anticovid19. Le misure di distanziamento sociale non hanno fermato nemmeno i 15.000 che a Perth (Australia) hanno protestato per Floyd e allo stesso tempo per il “razzismo sistemico” che ha colpito i popoli indigeni australiani. Anche l’Europa si unisce alla protesta, da Roma a Londra, da Berlino a Parigi, ovunque flash mob, cortei e manifestazioni. Equal Justice Initiative conta, dal 1877 al 1950, il linciaggio di oltre 4.400 uomini, donne e bambini neri a opera di bianchi, oltre 400 anni di oppressione,un passato di schiavitù e violenza razziale che pesa come un macigno per un Paese che ha incarnato il sogno, per un Paese che ha rappresentato la della terra della libertà. Oggi questo Paese è diviso, i manifestanti si accaniscono contro quelli che ritengono simboli di un passato contestato e da contestare, vengono così abbattute o decapitate statue di Cristoforo Colombo a Minneapolis, Boston e Richmond perché ritenuto autore del primo genocidio degli indigeni americani; a Londra lo stesso trattamento è riservato all’effigie di Milligan, fondatore del mercato degli schiavi, in Nuova Zelanda a Hamilton che massacrò i Maori, in Italia alla statua del giornalista Indro Montanelli. Passando dai monumenti ad altre forme di cultura popolare registriamo il ritiro dallo streaming di Hbo di Via Col Vento per la sua narrazione di un Sud cieco di fronte all’orrore dello schiavismo, per ora il film forse domani anche il romanzo, forse perdendo di vista il vero obiettivo. Se nelle manifestazioni che stanno animando l’Occidente si legge la possibilità di un cambiamento profondo e radicale allo stesso tempo si ha la sensazione che questo potrà trasformarsi in una vera e propria rinascita solo se sapremo guardare al presente e al futuro senza dimenticare ne cancellare il passato.
Scritto da Roberta Adolfi - Pubblicato sul numero 5 del 2020 del "Il Corace"
sabato 30 maggio 2020
DIDATTICA A DISTANZA: LA SITUAZIONE NEL LAZIO
Lo scorso mese Cittadinanzattiva Lazio
ha condotto un’indagine tra genitori, insegnanti e studenti per
capire come sta andando la cosiddetta 'Didattica a Distanza' durante
l’emergenza Covid-19: l’86% delle scuole ha attivato video
lezioni e quasi l’80% di quanti hanno risposto, ha detto di avere
una buona connessione. Anche se restano diversi lati oscuri che
riguardano la qualità della connessione a Internet, l’organizzazione
delle scuole e anche il coordinamento tra insegnanti di uno stesso
istituto.
Il sondaggio condotto dal movimento di
partecipazione civica non ha alcuna pretesa statistica, ma è
comunque interessante. Si basa sulle risposte di 564 persone (per il
69,6% un genitore o parente; per il 28,2% un insegnante; per il 2,7%
un alunno), oltre la metà delle quali residenti a Roma.
Oltre metà delle risposte (53%)
riguardano le scuole elementari, quasi il 33% le medie inferiori, ma
c’è anche quasi il 17% di scuole dell’infanzia (erano possibili
più risposte). Insomma, l’indagine riguarda soprattutto il
campione più delicato, quello dei bambini e ragazzi fino a 14 anni.
L’86% delle scuole ha attivato le
videolezioni, il resto no. “L’avvio della 'DAD' è stato
frammentato e non omogeneo - dice Cittadinanzattiva. Alcune scuole
sono partite nel mese di marzo, altre dopo tre settimane, altre
ancora ad aprile. E all’interno degli stessi istituti vi sono state
classi che hanno fatto orario quasi normale e altre con orario molto
ridotto. Insomma, avanti in ordine sparso”.
Zoom è la piattaforma più utilizzata,
seguita da Classroom e WeSchool. La gran parte dei docenti di una
stessa classe o scuola usano la stessa piattaforma (il 71%), ma c’è
comunque un 30% di casi in cui il sistema cambia, cosa che certamente
complica anche la vita ai ragazzi.
Le lezioni online sono efficaci o
efficienti secondo il 65% delle persone che hanno risposto, ma resta
comunque un’area grigia piuttosto ampia.E anche sulla frequenza
delle lezioni, c’è una certa disomogeneità. “Abbiamo dati che
dovrebbero indurre alla riflessione”, dice il report di
Cittadinanzattiva. - Nel 54,8% delle risposte si fanno da due a
cinque lezioni a settimana (media di una lezione al giorno);
sostanzialmente vicine le altre tre opzioni: 17,4% da sei a dieci
lezioni a settimana (media massima di due lezioni al giorno); 16,2%
oltre dieci lezioni a settimana e infine 14,7% una”.
Altro problema evidente, oltre una
persona su cinque dice di avere serie difficoltà ad accedere a
Internet. E poi, c’è la questione dei dispositivi a disposizione
delle famiglie. Chi ha un pc o un tablet per ogni membro della
famiglia è una minoranza, quindi c’è il rischio di doversi
dividere gli strumenti per fare lezione e lavorare a distanza. E
dunque, la grande maggioranza gli intervistati dicono che per fare le
lezioni online serve una connessione che funzioni ma anche
dispositivi, magari in comodato d’uso da parte delle scuole.
Ma c’è anche il problema di non
abbandonare davanti allo schermo i bambini più piccoli, che non
scrivono (quelli delle scuole materne) o che hanno appena imparato
(per esempio, quelli in prima elementare) e quelli per cui comunque
scrivere su un pc o un tablet è ancora complicato. Per loro servono
necessariamente i libri fisici, per esempio, oltre all’aiuto dei
genitori.
Scritto da Roberta Adolfi - Pubblicato sul numero 4 del 2020 del "Il Corace"
lunedì 4 marzo 2019
MATERA CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA 2019
Per l’intero anno i riflettori si accenderanno su Matera, designata Capitale Europea della Cultura 2019. La "Città dei sassi" è stata scelta tra candidate d’eccezione quali Ravenna, Perugia, Siena, Lecce e Cagliari e da subito appare chiaro che il titolo, oltre ad essere un’occasione di sviluppo e promozione dal forte impatto economico, assume un importante valore simbolico di riscatto del Sud. Lo ha sottolineato il Presidente del Consiglio Conte e il Ministro per i Beni Culturali Bonisoli, l’ha così ribadito il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante la cerimonia di inaugurazione del 19 gennaio “Questa città è un simbolo del Mezzogiorno italiano che vuole innovare e crescere, sanando fratture e sollecitando iniziative”.
“Matera 2019 Open Future” lo slogan che sintetizza lo spirito del progetto volto a “costruire attraverso la cultura che ci tiene insieme un futuro aperto in tutte le sue molteplici declinazioni”, per usare le parole di Salvatore Adduce, Presidente della Fondazione Matera-Basilicata 2019 “il programma di Matera 2019 è una grande operazione collettiva basata su un processo di cocreazione, ovvero di lavoro fatto insieme a tutti i soggetti coinvolti, a partire dalla scrittura del dossier fino ad arrivare alla progettazione e alla realizzazione di tutte le attività del 2019. Nel loro complesso queste non rappresentano un semplice festival di eventi, ma il frutto di un lavoro inedito per una Capitale Europea della Cultura che vede costantemente dialogare gli operatori della scena creativa locali, i partner europei, le istituzioni, le imprese e i cittadini. Il nostro obiettivo è far sì che questo trend continui a crescere e a portare i suoi frutti anche oltre il 2019”. Lungo le strade si alterneranno 54 bande musicali, nei vari angoli della città si svolgeranno spettacoli, laboratori, dibattiti e iniziative “che avranno l’ambizione di contribuire a prefigurare il futuro cercando di dare risposte alle domande poste dai 5 temi del dossier di candidatura: radici e percorsi, continuità e rotture, futuro remoto, utopie e distopie, riflessioni e connessioni”. Sono previste quattro mostre che condurranno i visitatori in un viaggio dal passato al futuro, “Ars Excavandi” sulle città rupestri, “Rinascimento visto da sud” sulle principali emergenze culturali, “La poetica dei numeri primi” con focus su Pitagora e “Stratigrafie. Osservatorio dell’Antropocene” dedicata all’era geologica definita dalle azioni umane. Filo conduttore della manifestazione sarà la condivisione, la partecipazione attiva della comunità dei materani, cittadini permanenti definiti “abitanti culturali”, e dei turisti, se ne stimano oltre settecentomila, considerati “cittadini temporanei”. La cittadinanza temporanea conferisce, oltre al diritto di vivere l’offerta culturale, anche il dovere di lasciare un oggetto espressione della propria idea di cultura (ad esempio un libro, una foto, un cd musicale ecc.) che verrà esposto nella quinta e ultima mostra di Matera 2019 Open Future.
Quarantotto settimane per abbandonare luoghi comuni e riscoprire un gioiello del nostro paese, con l’augurio che il percorso di sviluppo in atto possa proseguire anche “dopo” questo anno da capitale della cultura.
Scritto da Roberta Adolfi - Pubblicato sul numero di Febbraio 2019 del Il Corace
venerdì 2 marzo 2018
OLIMPIADI INVERNALI: COREA DEL NORD E COREA DEL SUD SFILANO SOTTO UN’UNICA BANDIERA
La cerimonia di apertura dei XXIII Giochi Olimpici invernali ha visto l’ingresso congiunto, sotto la bandiera azzurra su sfondo bianco della Corea unita, degli atleti della Corea del Nord e della Corea del Sud e la stretta di mano tra il Presidente della Corea libera e la sorella del dittatore Kim Jong Un. Altissimo il valore simbolico del gesto che incoraggia e prelude al dialogo che la diplomazia internazionale in tanti anni non ha saputo concretizzare. Solcato il 38° parallelo e costituita una squadra mista di hockey femminile, i due paesi a rischio guerra disegnano una tregua e lo fanno in mondovisione, in un’edizione olimpica da record per l’alto numero di atleti e Stati partecipanti, ben 92.
La nostra nazionale sarà presente con 121 atleti e gareggerà in 14 delle 15 discipline previste, portabandiera la pattinatrice Arianna Fontana. Il Comitato olimpico Internazionale ha previsto, durante le riunioni organizzative volte a definire i dettagli dei Giochi del 9-25 febbraio, anche la partecipazione del Vaticano; monsignor Melchor Sanchez de Toca, ex pentatleta e delegato allo sport, sottolinea come “l’apertura dei Giochi invernali a Pyeongchang, a pochi chilometri dalla frontiera che separa le due Coree, la frontiera più militarizzata del mondo, acquista un valore simbolico unico grazie alla presenza di atleti della Corea del Nord che parteciperanno formando un unico comitato con i colleghi della Corea del Sud.
La nostra nazionale sarà presente con 121 atleti e gareggerà in 14 delle 15 discipline previste, portabandiera la pattinatrice Arianna Fontana. Il Comitato olimpico Internazionale ha previsto, durante le riunioni organizzative volte a definire i dettagli dei Giochi del 9-25 febbraio, anche la partecipazione del Vaticano; monsignor Melchor Sanchez de Toca, ex pentatleta e delegato allo sport, sottolinea come “l’apertura dei Giochi invernali a Pyeongchang, a pochi chilometri dalla frontiera che separa le due Coree, la frontiera più militarizzata del mondo, acquista un valore simbolico unico grazie alla presenza di atleti della Corea del Nord che parteciperanno formando un unico comitato con i colleghi della Corea del Sud.
L’esile tregua olimpica consente di continuare a sperare in un mondo senza guerre, nonostante i tanti conflitti attualmente in corso”. I valori olimpici di partecipazione, lealtà, solidarietà, impegno, rispetto, uguaglianza e pace mostrano la loro attualità e urgenza non solo in campo sportivo. Utopistico pensare che tanto buon senso possa proseguire oltre le “Olimpiadi della Pace”, così sono state già definite, orientando le politiche nazionali? Thomas Bach, presidente del Cio, senza retorica sostiene “Questo è il momento che tutti aspettavamo, dovete essere fieri di tutto ciò. Il potere dello sport serve a unificare e a non dividere, nel 2016 abbiamo presentato a Rio la nazionale dei rifugiati, adesso ci adoperiamo per le Coree”.
Scritto da Roberta Adolfi - Pubblicato sul numero 2 del 2018 nel Il Corace
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