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lunedì 29 marzo 2021

IL GIOCO DELLE PARTI

 Nella vicenda che vede in campo le Sentenze del TAR relative alle due Lottizzazioni della “Collina degli Ulivi” e di quella che per comodità chiamiamo di “Valle Rita” è possibile argomentare su qualsiasi posizione come in un caleidoscopico dal quale si vede la luce ma non si comprende da dove essa provenga e soprattutto non si riesce a scorgere la verità. Andando con ordine ci troviamo di fronte a due ricorsi fatti dai proprietari lottizzanti nei confronti del Comune di Cori che attraverso l’ing. Cerbara (Capo indiscusso e fidato dell’Ufficio Tecnico) aveva emesso le rispettive ordinanze di demolizione e ripristino dei luoghi per manifesti abusi. A tali ricorsi il Comune si era opposto costituendosi per mezzo di due legali esterni all’Ente. Come si è risolto il contenzioso? Privati battono il Comune 10 a zero! Nel senso che, nel primo caso della “Collina degli Ulivi”, è stato completamente sconfessato il procedimento messo in atto dal Comune di Cori giudicandolo un palese eccesso di potere,_“essendo del tutto irragionevole ingiungere la demolizione di opere ancora legittimate da un titolo abilitativo”. Nella sostanza il presunto campione ing. Cerbara, ha disposto l’ordine di demolizione senza aver mai provveduto al preventivo annullamento in autotutela della SCIA a suo tempo presentata dai proprietari. In tal modo è stato ordinato di demolire qualcosa che ancor oggi è legittimato da titoli abilitativi edilizi non annullati. Chiaramente il Comune, è stato condannato al pagamento delle spese processuali per un totale di 6000 €, se sommiamo una presumibile parcella all’avvocato di De Lillis intorno ai 4000 € abbiamo la somma che i Cittadini di Cori e Giulianello (non De Lillis o Cerbara) devono pagare per circa 10000 €! Stesso dicasi per “Valle Rita” dove ad una condanna del Comune di appena 4000 € aumentata della spesa per l’avvocato, si ha di nuovo una spesa di circa 10.000€. Risultato finale 10000 € + 10000 € = 20000 € a totale carico di Pantalone!!! Analogo iter, in sostanza anche per “Valle Rita” ed allora ci si domanda come è possibile che l’attento e stimato (da De Lillis, chissà perché) ing: Cerbara abbia potuto fare uno svarione così macroscopico. E la difesa del Comune è stata agguerrita al punto giusto oppure si è presentata con una paginetta difensiva, come diciamo noi a Cori “apele apele” ? Non sarebbe il caso di fare un po' di chiarezza intorno a queste vicende, delle quali, è il caso di dirlo, continuano comunque i processi penali nei quali magari possa emergere la verità in relazione alle aspettative ed alle “avance” rimaste inevase e che hanno determinato questi procedimenti? 


Ci si dovrebbe aspettare una presa di posizione vigorosa da parte della opposizione che chieda un dibattito in aula consiliare o, meglio ancora una iniziativa autonoma del Sindaco che affronti una volta per tutte la “questione Urbanistica” prima di dovere necessariamente imbattersi nella “questione Morale”.  Non è certo auspicabile che, visti gli incidenti di percorso verificatesi nell’appalto delle “Sipportica” che hanno visto l’arresto e poi l’interdizione dai pubblici uffici per una anno dell’ing. Livio Paris Direttore dei lavori e Coordinatore della Sicurezza che ne hanno determinato la sostituzione con i colleghi di studio (sic) e, l’obbligatorio annullamento e ripubblicazione della Gara di Appalto del Trasporto Pubblico Locale (per capirci Caliciotti di Lariano) per un altro macroscopico errore in sede di formulazione del Bando; si abbia una reazione a catena, in corese “che si scanteri la macera”, il tutto probabilmente sull’asse Cori-Lariano-Artena in cui intervenga qualche organo superiore e si abbia invece l’effetto Sezze! Come sappiamo tutti, in analoga situazione di incrostazione politica a guida di “sinistra” nella vicina Sezze, si è un po' esagerato sulla presunta pretesa di “autoregolamentazione” della Amministrazione e sul caso del Cimitero, che ha visto arresti di dipendenti comunali e di personale politico, il Sindaco e l’intero Consiglio Comunale hanno gettato la spugna ed hanno determinato l’auto scioglimento del Consiglio Comunale. Nella presente si ribadisce che non è nella nostra corda l’auspicio che ciò possa avvenire ma ci si attenderebbe un segnale cristallino da parte di chi può sgomberare il cielo dalle nubi e chiudere la bocca a tutti coloro che parlano ormai di un “caso Cori” che starebbe per scoppiare.

Lettera firmata

P.S. – Sulla vicenda dei 18 morti nella RSA del mese di Novembre 2020 si sta ancora indagando e si sta cercando di capire se sono state messe in campo da parte della Proprietà e dell’Amministrazione tutte quelle azioni a tutela dei ricoverati e degli operatori nei confronti degli effetti della pandemia da Covid-19?


In merito al post scriptum non capiamo il perché della domanda. Si ha l'impressione di un certo accanimento sulla RSA di Cori. Fermo restando l'accertamento delle responsabilità, con tutto ciò che ne consegue, è bene ricordare che la RSA è una realtà economico-sociale della Città di Cori. Da tener presente anche l'importanza delle RSA e dell'ICOT in questo periodo particolare, soprattutto per la collaborazione con l'Ospedale Santa Maria Goretti.

Pubblicato sul numero 3 del 2021 del Il Corace

martedì 1 dicembre 2020

SOLIDARIETA’ AI CITTADINI E AL SINDACO DI CORI

 (Comunicato Stampa - Cori, 20 novembre 2020)

Solidarietà: in primo luogo a tutte le famiglie che hanno perso una persona cara, che ora si muore senza il calore di una carezza, senza il rito di un saluto. Solidarietà: a chi sta male di qualunque male, per le condizioni di solitudine, terribili ed inaccettabili. Solidarietà: a tutti gli anziani confinati nelle loro case, lasciati soli per amore. Solidarietà: a tutti coloro che nelle RSA avrebbero voluto per i loro cari una fine dignitosa; noi, nella RSA di Cori, contiamo tredici bare partite per destinazioni ignote di cimiteri anonimi per senza nome, solidarietà per chi non conosciamo e non conosceremo mai più. Solidarietà: a chi lavora nelle RSA, negli Ospedali, nei servizi di emergenza, nelle strutture sanitarie, vere o finte, come quella che è rimasta a noi, nonostante le lotte e l’impegno di tanti. Solidarietà: a chi fa le pulizie, agli operatori ecologici, ed ai medici, agli infermieri, agli operatori sanitari. Solidarietà: ai giovani e ai bambini, ai quali sono sottratti gli spazi di crescita. Solidarietà: a tutti i nostri concittadini, alla nostra comunità e al nostro Sindaco, Mauro De Lillis, per il compito che la vita gli ha assegnato in questo tragico passaggio della storia, per aver scelto, anche, di proteggere tutti con un bidone giallo, porta a porta, perchè in quel bidone c’è la potenza della cura. La nostra comunità, con tutti i suoi difetti di paese, il sapere tutto di tutti, ha profonde radici di solidarietà. L’accanimento mediatico di questi giorni è una bestemmia, un’eco spaesata nel silenzio della stampa verso la verità negata di tutti i giorni. Perchè è giornalettismo quello che insegue il dito ma non la luna: un’ossessione compulsiva verso una non notizia. C’è una tv spazzatura che si trova a proprio agio nel “trash”, nel rifiuto speciale, in quel bidoncino giallo, come un maiale che gongola nel proprio letame, e finirà come sappiamo. Non inseguiamo la noia del povero giornalista di turno: cambiamo canale, ma soprattutto, e sta in noi, cambiamo storia.

Scritto dal Comitato Civico Cori - Pubblicato sul numero 8 del 2020 del "Il Corace"

DISAPPUNTO DEI COMITATI, RICHIESTA DI LUTTO CITTADINO

 (Comunicato Stampa - Cori,12 novembre 2020)

Abbiamo atteso un paio di giorni, per riflettere, prima di esprimere tutto il nostro disappunto per i contenuti della Conferenza dei Sindaci sulla Sanità del 9 novembre scorso. Oggi, ci ritroviamo a chiedere il lutto cittadino per le persone repentinamente scomparse in poco più di 24 ore nella RSA che è a Cori, focolaio COVID, (e da dichiarazioni del Direttore Generale, Casati, divenuta RSA COVID), perché tutti gli ospiti hanno contratto il Covid (presumibilmente 60). Sono 85 i casi collegati complessivamente al cluster, ci sono anche residenti fuori provincia (il dato di 85 casi è dichiarato dai Comunicati del profilo FB, Salute Lazio, da parte dell’Assessore Regionale alla Sanità). Dunque, tutto è sotto controllo, così il Direttore Generale, ai Sindaci; e, dare informazioni, dice, che è tempo perso, tempo sottratto al suo duro lavoro, che è senza ufficio Comunicazioni; tra parentesi i Comitati avevano chiesto una diretta streaming o facebook, invece all’ultimo minuto ci arriva l’accesso a un web meeting, riservato, e naturalmente, senza diritto di parola. I Sindaci sembrano piuttosto silenti, esce il senso pratico nella gestione dell’emergenza da parte della Assessora Barbaliscia di Aprilia e della Sindaca Villa, mentre tutti sembrano subire la soverchiante arroganza del Direttore Generale, Casati. Nessuno ha la forza di ricordare che il bisogno di più posti letto è una costante per la provincia di Latina che è ormai, da sempre, sotto tutti gli standard nazionali (quelli pre-Covid) di servizi sanitari e posti letto, figuriamoci ora! Così si raccattano in lungo e in largo posti letto dal sistema privato convenzionato GIOMI-ICOT, per pazienti COVID e per pazienti non COVID. Non capiamo cosa sia accaduto durante l’estate, dove si poteva programmare un serio Piano pandemico per la ASL di Latina, mettendo in gioco tutte le risorse pubbliche e aumentando il personale. Si potevano organizzare sistemazioni in sicurezza per i pazienti Covid, ma soprattutto mettere in sicuro e reperire altrove, nel pubblico, posti letto per gli altri malati, perché si continua a morire di infarto, di tumore, di incidenti sul lavoro, e non esiste solo il Covid! Se Casati non avesse perso tempo nei mesi estivi pensando ai premi, si sarebbe dovuto riaprire e riorganizzare i c.d. Ospedali dismessi, quelli montani citati in Conferenza dei Sindaci, da Guidi, Sindaco di Bassiano, ma il Direttore Generale ha fatto finta di non sentire, e nessuno degli altri Sindaci è stato capace di fare eco a Guidi nella proposta. Il Sindaco di Cori, Mauro De Lillis, ci è sembrato a dir poco, stanco e depresso, incapace di elaborare proposte per il sostegno e la cura delle nostre comunità, con un Punto di Assistenza Territoriale e un Ospedale di Comunità ormai desertificati, chiuso il PAT di notte, e con pochissimi pazienti nel repartino rispetto ai posti letto; con la nuova strumentazione per la radiologia tanto declamata dal comparitto, Salvatore La Penna, e quella per la telemedicina (da due anni), destinate a fare la muffa. Sfugge ancor di più, la visione politica sulla sanità del PD Pontino, che ad essere ingenui dovremmo pensarla criminale. Ma che disegno è questo? Quale manie di onnipotenza si lasciano gestire al Direttore Generale, Giorgio Casati, e ai suoi scudieri? E’ così contento, Casati, della gestione remota (in telemetria) dei Casi Covid GIOMI nella RSA di Cori: quei casi, per inciso, sono persone che da marzo non hanno un abbraccio dei loro cari: per cautela, per preservarli da una morte orribile, e invece sono arrivati altri abbracci … La gestione da remoto dei Casi Covid nella RSA di Cori avviene con un programmino, in cui sono inseriti algoritmi di segnalazione alert, a seconda dei valori dei vari parametri vitali: pulsiossimetria, pressione, etc., che vengono presi manualmente e manualmente inseriti nella piattaforma; gli Alert prevedono che l’operatore sanitario se ne accorga su piattaforma e informi telefonicamente una sede operativa a Latina, per il da farsi. Ora il risultato tangibile, di questa gestione che non è telemedicina, ma medicina al telefono, dopo dieci giorni dal cluster covid, è stato il viavai di pompe funebri e ambulanze: gli anziani probabilmente, prima o poi, sarebbero deceduti, ma contare sei bare in poche ore fa veramente male a tutti, e non importa che non siano coresi, non importa che non siano morti per Covid, ma con Covid. E’ la mancanza di pietà umana di chi gestisce la ASL di Latina che ferisce tutti. La sanità nella nostra ASL continua ad essere devastata, c’è cinismo nel privato che acquisisce commesse da chi gestisce il pubblico; cinismo in chi governa il sistema pubblico. Arriveranno tanti soldi per la sanità, sì, arriveranno, ma non possiamo permettere che si continui a gestirli così. Non possiamo! Non possiamo attendere altri martiri inconsapevoli. Vogliamo Servizi Sanitari Pubblici nel territorio e che i Servizi Sanitari Pubblici funzionino, senza sprechi, per chi ne ha bisogno, vicino ai malati, e senza lucratori di affari. 

Scritto dal Comitato Civico Cori - Pubblicato sul numero 8 del 2020 del "Il Corace"

sabato 30 maggio 2020

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Cara redazione, nel porvi gli auguri di una Santa Pasqua, vengo a chiedervi ancora il diritto di replica all' articolo di Costanza Placidi.
Gentilissima Costanza, vorrei replicare alla tua risposta invitandoti a riflettere e cambiare totalmente visione. Le tue argomentazioni sono figlie di tutta quella propaganda abortista che come un terribile virus ha avvelenato tante coscienze nel mondo. Non si tratta infatti di giudicare chi sbaglia, ma di giudicare una realtà ed evitare lo sbaglio. Proprio dalle tue righe ti chiedo: sarebbe possibile legalizzare l'abbandono dei bambini nei cassonetti o la loro uccisione? L'aborto questo è! Le leggi abortiste non garantiscono un diritto, ma legalizzano un delitto! Prova a risponderti a quella mia domanda del primo articolo: i bambini abortiti legalmente nei nostri ospedali che fine fanno? Rifiuti organici o speciali?
Ludovico De Santis


Salve Sig. Ludovico,
la ringrazio per avermi esposto la sua visione sulla questione. Nonostante questo mi dispiace comunicarle che la mia idea non cambia, sostengo ancora che ogni donna ha il diritto di scegliere se portare avanti una gravidanza o meno. Non parliamo di delitti, di uccisioni, non sono terroristi. Sono semplicemente donne che hanno fatto una scelta, se tu la reputi sbagliata è una tua visione, ma ciò non toglie che nessuno ha il diritto di giudicarle.
Come constatato, a questo punto, abbiamo due visioni nettamente differenti sulla questione e ulteriori parole sarebbero superflue, pertanto nonostante tutto accetto la sua visione e la sua idea, ma come io non sarò in grado di fargliela cambiare non ci riuscirà neanche lei con me.
Con questo la saluto e la ringrazio ancora per l'attenzione che mi ha dedicato.
Costanza Placidi


Pubblicato sul numero 4 del 2020 del "Il Corace"

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Due ragazze sorelle TORA: Maggiorina anni 16 e Nannina anni 20 esprimono i loro sentimenti, mentre nella loro casa occupata dal comando militare tedesco la mamma preparava da mangiare indistintamente alla sua famiglia e agli occupanti. Un loro fratello purtroppo era prigioniero in Germania.

ALLA MADONNA DEL SOCCORSO
Il ventidue gennaio a Nettuno
Ci fu lo sbarco.
Maria che gran disastro
Per tutta l’umanità.
E dopo pochi giorni
Vennero i sfollamenti
O che brutti momenti
Siamo dovuti da passar.

RITORNELLO:
Viva sempre
Viva la Madonna del Soccorso.
A lei famo ricorso
Noi l’andiamo a visità.
Quanta povera gente
Fuggiva alla montagna
Sotto la neve, senza capanna
A piange e sospirar.
Stavo dentro il ricovero
Pregavo a te Maria
La grazia a noi ci dia
Per poterci salvar.
Vedevo gli areoplani
Che si buttavano in picchiata
O Maria ti ho sempre chiamata
Che ci venissi a liberar.
Stavo dentro al ricovero
Sentivo gli areoplani,
Erano gli americani
Che ci venivano a bombardar.
Quanta povera gente
Sono morti in quei momenti
Sotto i bombardamenti
Stanno ancora da scavar.
Maria del Soccorso
Che stai sopra a quel monte
Ci hai salvati dalle bombe
E dal terribile cannone.
Aiuta quelle mamme
Che sono così triste
Non hanno più notizie
Dei suoi cari figliol.
I nostri prigionieri
Che stanno alla Germania
Falli rientrare in Italia
Le sue notizie facci arrivar.
Quando che i prigionieri
Ritorneranno a casa
Maria nella tua Chiesa
Non ci si caperà.
I nostri prigionieri
Da voi chiedeno aiuto
Maria, che bel saluto
Che ti vorranno dà.
Nannina e Maggiorina TORA - Maggio 1994

Pubblicato sul numero 4 del 2020 del "Il Corace"

venerdì 10 aprile 2020

CARA COSTANZA...

Gentile redazione, dato l'argomento, mi sento in dovere di chiedere ancora spazio sulle vostre pagine per rispondere all'articolo "CARO MATTEO..."
Cara Costanza, premesso che non voterei Salvini proprio perchè si è espresso in difesa della L.194, anche se non ai livelli di estremismo abortista di Zingaretti, vorrei farti riflettere su quello che hai scritto. Se per una donna abortire significa portarsi dietro il "trauma per tutta la vita" bisognerebbe impedirglelo sempre! In realtà, le leggi abortiste che "garantirebbero" la libertà delle donne sono leggi volgarmente maschiliste che lasciano la donna ancora più sola...
Ma vorrei andare oltre e arrivare al cuore della verità... "Esaminare il fenomeno laicamente" significa distorcere ideologicamente la realtà! Quando Papa Francesco ha parlato dell'aborto come il NAZISMO DAI GUANTI BIANCHI non parlava con "pregiudizi religiosi", bensî con pragmatica ed amara verità... Per farti capire di cosa stiamo parlando rispondimi a questa domanda: -I nazisti bruciavano negli inceneritori i corpi dei deportati uccisi nelle camere a gas...
I corpicini dei bambini abortiti legalmente e costituzionalmente negli ospedali delle moderne democrazie che fine fanno?
Rifiuti organici o speciali?
Ludovico De Santis

Salve signor Ludovico, innanzitutto la ringrazio per l'attenzione riservata verso un mio articolo.
Comincio con il dirle che a livello politico il caro Salvini è molto incoerente a volte e, pertanto, anche se un giorno è pro aborto quello dopo accusa le donne, soprattutto immigrate, proprio per questo. Politica a parte, mi permetta di dirle che le donne hanno lottato anni per ottenere questo diritto di scelta, proprio perché esistono persone nella nostra società che non credono che codesto diritto debba essere reso tale. Come già detto nel mio articolo, per molte donne non è una passeggiata, ma non per questo bisogna impedire loro di avvalersi di tale possibilità. Quando si arriva a tale scelta, le posso garantire, che è stata ponderata a lungo, si cerca di trovare altre vie da intraprendere, perché spesso non ce ne sono. Prenda per esempio una donna vittima di violenza, se decide di prendere la strada dell'aborto, casomai non lo fa perché non vuole un figlio, ma non vuole il "frutto di una violenza". O casomai ragazze giovani o giovanissime, che si ritrovano da sole a dover affrontare una scelta del genere in grado di cambiare la loro vita per sempre. Come ha detto lei, le donne sono spesso lasciate da sole, ma la colpa non è della Legge sull'aborto che, a suo dire, è maschilista, ma della società. Una società ignorante che giudica senza comprendere, che punta il dito senza capire il perché una donna arriva ad una tale scelta. Non sono laica, sia chiaro. Però ritengo di essere una persona che riesce a vedere con lucidità le varie vicende della vita. Credo che Dio ci guardi, ci comprenda molto meglio di come fanno le persone, ricordiamoci che gli uomini giudicano ma Dio no. Lui ci sta vicino, ci aiuta a superare momenti complicati e fare le scelte giuste.  
I bambini sono la cosa più bella del mondo e per questo dovrebbero vivere sempre nell'amore e circondati da genitori che li vogliono e che li amano incondizionatamente. E proprio per questo la scelta di avere un figlio deve essere ben ponderata non può essere presa alla leggera. Pensi a tutti quei genitori che maltrattano i loro figli, li struprano, li vendono, li fanno vivere in situazioni precarie, e alle volte, purtroppo, addirittura arrivano a ucciderli, o abbandonarli dentro i cassonetti gettati via come immondizia. Questo non deve essere fatto. Concludo dicendole la mia visione della vita. Non credo che nella vita tutti siamo perfetti, la perfezione non esiste. Ognuno di noi cerca di fare del suo meglio. Ognuno di noi prova a prendere le decisioni migliori. Ognuno di noi deve rispettare e non giudicare.

Ricevuto e pubblicato sul numero 3 del 2020 del Il Corace

IL TEMPO DI AVERE TEMPO

"Non ho tempo.." quante volte abbiamo pronunciato questa frase! "Lo farò domani"... e poi quel domani è diventato un giorno unico e interminabile che porta il nome di quarantena. Privati improvvisamente di quella forte parola chiamata LIBERTÀ, liberi DI fare, liberi DA tutti, liberi PER poter decidere, in un batter d'orologio siamo passati da non avere tempo ad avere troppo tempo. Tempo per pensare alle persone care che possiamo sentire solo telefonicamente, tempo per riflettere se tutto questo ha un senso, tempo per capire se vale veramente la pena mettere in ballo ciò che realmente ci rende felici per sostituirlo con una mondanità più  frivola e leggera, tipica dei nostri giorni moderni. Tempo per riflettere.. ma a quanto sembra a molte persone questo tempo ancora non basta: si vedono ancora troppe persone in giro, persone che sottovalutano il problema. si sentono ancora "liberi di" decidere sulla vita futura di intere comunità. 

Stare a casa è difficile per tutti, per bambini, anziani, genitori.. ma farlo significa dimostrare di voler bene a sè stessi e agli altri. Tutti viviamo sulla stessa barca e da tutti i nostri comportamenti ne deriva la possibilità di far attraccare questa barca ad un porto sicuro; a volte però termini filosofici non convincono molto e allora è meglio usare un linguaggio più diretto, aspro e crudo. Siamo tutti potenziali diffusori del virus così come siamo tutti in grado di contrarlo, nessuno è escluso da questa fatalità. Se non si inizia a rinunciare alle nostre belle passeggiate, alle nostre sedute in piazza, se si continua in una linea di forte egoismo, potremmo vivere il dramma di molte persone del nord Italia. Potremmo trovarci a vivere situazioni di lontananza dai nostri cari, dai nostri affetti, dai nostri amici. Molte sono le persone che da un momento all'altro si sono ritrovate attaccate ad un macchinario per poter respirare, in una stanza di ospedale vuota e sterile, da soli a combattere perché a nessuno è permesso di far visita; molti si sono trovati nella peggiore delle condizioni umane, al cosiddetto bivio tra la vita e la morte, da soli, senza nessuno... 

E chissà quanti pensieri nelle loro teste, quante cose che avrebbero voluto dire ma non hanno potuto farlo, quante sensazioni indescrivibili che nessuno racconterà mai. Vivere con la consapevolezza che basta poco per non esserci più, con la paura di aver sfiorato con mano la morte; morire da soli, in un modo crudele, senza salutare per l'ultima volta una persona cara che possa essere la propria moglie, il proprio marito, i nipoti, i figli o chiunque altro.. questo potrebbe essere uno dei tanti pensieri che hanno attraversato tutte quelle persone che si sono trovate a perdere questa battaglia senza armi. E solo questo pensiero mi fa più paura del virus in sé; solo questo tipo di pensiero dovrebbe svegliare le masse convincendole che " la propria libertà finisce dove inizia quella dell'altro". Sì, voglio tornare libera, voglio avere la possibilità di rivivere la mia vecchia vita, di poter decidere, di poter scegliere; ma voglio tornare a farlo IO, e come me molte altre persone. Ma tutto ciò ci sarà negato fin quando qualcuno continuerà ad essere egoista, incosciente presuntuoso e ignaro di tutto ciò.

Sandra Mondaini avrebbe detto: "Che vita amara!"... tutto ci sembra superfluo fino a quando non ci viene negato, tutto è circoscritto in una lamentela fin quando le nostre routine non vengono stravolte e sconvolte. Impieghiamolo questo tempo a riflettere, a pensare; impieghiamolo questo tempo a capire che l'uomo è nato come essere sociale, che ha bisogno dell'altro per vivere, che ha bisogno di comunicare e sentirsi in contatto, prova ne sono i tanti flash mob di questi giorni che, oltre a portare una nota colorata in queste giornate, ci fanno capire che quando quello che chiamiamo normalità (come una canzone) ci viene negata, si trova sempre l'alternativa perché fa parte di noi, della nostra indole, del nostro modo umano di vivere. Pensiamo allora, in questo tempo dove le lancette dell'orologio sembrano ferme che, quell'Inno d'Italia, tanto acclamato in questi giorni, è stato frutto di chi ha combattuto una guerra diversa dalla nostra, in trincea, con bombe e cadaveri vicino; noi siamo stati più fortunati, stiamo combattendo seduti sul divano, nelle nostre case e con tutti i nostri confort e opportunità; quell'Inno non è solo legato ai nostalgici mondiali di calcio, ma ci è stato tramandato da chi nella costruzione della nostra Italia ci ha creduto fermamente tanto da lasciarcela bella e invidiata da mezzo mondo; a noi è stato chiesto un piccolo sacrificio, di continuare a cantare quell'Inno per creare italiani coscienziosi e uniti; ci è stato chiesto di crederci ancora per difenderci da un nemico invisibile, ci è stato chiesto di ricominciare intelligentemente, prima o poi....#iorestoacasa.

Lucia Pocci

Ricevuto e pubblicato sul numero 3 del 2020 del "Il Corace"