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mercoledì 1 luglio 2020

AMICO DEGLI ANIMALI: IL CAVALLO LIPIZZANO

La storia del cavallo Lipizzano, razza che prende il nome dalla cittadina di Lipizza, in Slovenia, dove venne fondato l’allevamento, è strettamente collegata alla storia degli Asburgo, che per 650 anni regnarono in gran parte dell’Europa durante l’età barocca. I cavalli a quel tempo rappresentavano una risorsa di importanza strategica e, come abbiamo già visto, in quegli anni il perfetto cavallo da guerra era considerato l’andaluso. Fu così che il cavallo lipizzano venne creato mescolando stalloni spagnoli con fattrici caucasiche e italiane. Gli Asburgo dedicarono sempre grande attenzione a questi animali e proprio in ragione delle notevoli similitudini tra il Carso e la Spagna, sotto il profilo ambientale e climatico, l’arciduca Carlo decise di collocare proprio a Lipizza l’allevamento dei cavalli per la sua corte. Nel 1578 sceglie l’abbandonato castello di Lipizza, appartenuto ai vescovi di Trieste, quale luogo per insediare l’Equile di Lipica destinato all’allevamento di cavalli per la corte imperiale. Il 19 maggio 1580 l’arciduca Carlo sigla il contratto di compravendita per l’acquisto della proprietà di Lipica. L’allevamento divenne famoso perché la Scuola d’Equitazione di Vienna, fondata da Carlo VI nel 1729, attingeva esclusivamente da stalloni di questa razza per i suoi meravigliosi spettacoli. Questo elegante cavallo dal mantello grigio nasce morello o baio scuro per imbiancarsi gradualmente nel giro di 7-10 anni. Oltre ad avere un ruolo importante nell’allevamento moderno di cavalli lipizzani in tutto il mondo, l’Equile di Lipica assicura agli stessi cavalli un'assistenza veterinaria di alto livello, un alloggio ideale e un luogo perfetto per la riproduzione di tutte le categorie di animali, in conformità con i più alti standard etici, etologici e zootecnici. I lipizzani vengono allevati seguendo un tradizionale metodo più che affidabile. Gli stalloni vengono stabulati in box individuali e vengono sottoposti ad un allenamento regolare, mentre le fattrici nobili, vengono stabulate in stalle comuni con un allevamento all'aperto.





Subito dopo la nascita del puledro, le fattrici e i puledri sono stabulati all'interno di un box per un periodo compreso tra i 10 e i 14 giorni, che assicura loro la quiete necessaria e una soluzione soddisfacente per poter controllare in modo efficace lo stato di salute delle madri e dei puledri durante il periodo post-parto. Dopo questo periodo, le fattrici e i puledri ritornano all'interno delle stalle comuni. L'allevamento prevede, in forma combinata, l'alimentazione con fieno e anche sui pascoli. Nella bella stagione, l'intera mandria di fattrici è di giorno sui pascoli, mentre, nel periodo invernale, gli animali vengono lasciati liberi all'interno di recinti. Lo svezzamento di tutti i puledri viene effettuato entro la fine di ottobre. Puledri e puledre sono tenuti all'interno di recinti di gruppo, almeno e, fino all'età di tre anni e mezzo, l'allevamento è combinato – con il fieno e sui pascoli. Durante il periodo d’introduzione all'esercizio e alle prove delle capacità fisiche - che dura un anno - gli animali sono stabulati all'interno in box individuali. Insomma, un oasi di serenità per i puledri ed un’alta scuola di equitazione per gli stalloni. Il tutto facilmente visitabile. Infatti sono giornalmente organizzati tour a Lipizza, dove vengono mostrati campi di addestramento, stalle storiche e box in cui vengono allevati e coccolati questi meravigliosi cavalli. Lipizza, località vicina a Trieste (oggi in Slovenia), italiana fino alla seconda guerra mondiale e prima ancora austriaca. Le origini risalgono alla metà del XVI secolo. Ad influenzare la scelta della zona di Lipizza contribuì la buona qualità dei cavalli che popolavano il Carso e l’Aquileiese ed il suo clima favorevole, oltre alla vicinanza a zone di grande tradizione allevatoriale per la produzione di ottimi cavalli. L’attuale produzione del Cavallo Lipizzano allevato in purezza, deriva da due stalloni italiani (Conversano e Napolitano), due Klaudrub, un Danese ed un Orientale Arabo. E' il cavallo della celebre scuola spagnola di Vienna fondata nel 1729 da Carlo d'Austria come detto già. Sul finire delle Seconda Guerra Mondiale l’Italia è riuscita a conservare (al pari di Austria e Jugoslavia) un nucleo molto numeroso e completo delle "famiglie" che compongono la Razza Lipizzana. In modo rocambolesco, nella primavera del 1945, i registri di razza e una preziosa mandria furono consegnati al Ministero della Difesa Italiano, che li ospitò nel Centri di Montemaggiore. In seguito, la competenza passò al Ministero dell’Agricoltura che ne affidò la gestione all’Istituto Sperimentale per la Zootecnia, ubicato a poca distanza nell’Azienda Sperimentale Statale di Tor Mancina a Monterotondo. Nell’Azienda Sperimentale dello Stato Italiano, da 50 anni i bianchi cavalli Lipizzani sono allevati in purezza con grande serietà e competenza. L’Italia, in virtù del proprio allevamento Statale di Cavalli Lipizzani, ha potuto aderire alla Lipizzan International Federation. Il Libro Genealogico della razza è stato istituito con D.M. del 31/01/84 presso l’Associazione Italiana Allevatori (Tiziano Bedonni - 1995 - www.unire.it). Oggi viene allevato, oltre che a Lipizza, in Austria (Piber), in Italia (Monterotondo - Roma) ed in Ungheria.

Cavallo da sella e da carrozza.
Il Lipizzano è un cavallo di tipo meso – dolicomorfo, di stazza media, con un'altezza la garrese di circa 150 – 160 centimetri e un peso che oscilla fra i 480 e 550 chilogrammi. Il mantello è una delle particolarità di questo cavallo: se infatti alla nascita è prettamente scuro, con un colore che può essere baio, sauro o addirittura morello, con l'età si va schiarendo fino ad acquisire il classico mantello grigio-bianco lipizzano. Sono ammesse marcature di colore differente. La testa si presenta allungata e piuttosto pensante, con un profilo rettilineo che a volte può divenire anche convesso in alcuni esemplari. Le orecchie sono piccole e sempre in movimento, mentre gli occhi sono grandi e molto vivaci. Il collo è ben attaccato, arcuato e lungo. La groppa è larga, così come lo è il petto, che si presenta molto ampio. Gli appiombi risultano buoni, con stinchi asciutti e decisamente robusti, dai garretti asciutti. Gli zoccoli sono di media robustezza. Il cavallo Lipizzano è un animale molto elegante, dal portamento nobile, ideale sia da sella che come razza da traino per le carrozze. Il suo carattere è estremamente vivace, caratteristica che si denota già dagli occhi e dalle orecchie sempre in movimento, ma nonostante ciò si presenta anche come un cavallo molto docile, ideale da addestrare, e utilizzatissimo nelle scuole di equitazione come l'Alta scuola di equitazione spagnola in Vienna, alla quale questa razza deve la sua fama maggiore. Pur essendo un cavallo docile, il Lipizzano ha spesso un carattere per certi versi focoso, discendenza di sangue dovuta dai vari incroci con nobili e decisi purosangue arabi. In alcune regioni rurali della Romania e dell'Ungheria, il Lipizzano viene utilizzato anche nel lavoro dei campi. Inoltre, sempre in Ungheria, si fanno spesso incrociare Lipizzani con cavalli trottatori al fine di realizzare esemplari più abili nell'attacco. Oltre alle varie discipline sportive nelle quali il Lipizzano viene utilizzato, è un ottimo cavallo adatto a compiere eleganti coreografie durante le esibizioni. Quindi un cavallo importante, maestoso non adatto a cavalieri poco pratici, ma il sogno di ogni buon cavaliere. Con la speranza di vederne sempre più in passeggiata nel nostro paese
saluti dall’ AMBULATORIO VETERINARIO SAN VALENTINO - ambvetsanvalentino@virgilio.it

Scritto da Stefano Moroni - Pubblicato sul numero 5 del 2020 del "Il Corace"

 

sabato 30 maggio 2020

L'AMICO DEGLI ANIMALI: AMERICAN PAINT HORSE

Continuando il nostro tour negli Stati Uniti di America, conosciamo oggi in questo numero il Paint Horse, una razza equina americana molto cara al popolo statunitense e soprattutto agli Indiani di America. Fra i cavalli portati dagli Spagnoli nel Nuovo Mondo, ve ne erano alcuni pezzati che, diventati selvatici (i mustang), si diffusero rapidamente in tutto il continente. Ne furono affascinate le popolazioni indigene, in particolare i Comanches, abilissimi cavalieri, che ne apprezzarono la velocità e la tenacia. Nel 1519 l’esploratore spagnolo Hernando Cortes navigò alla volta del continente Nord Americano per cercare fama e fortuna. Con il suo entourage di conquistatori, egli portò dei cavalli per favorire il suo viaggio. Secondo lo storico spagnolo Diaz del Castello che viaggiò con la spedizione, uno di questi primi 16 cavalli che Cortes portò al suo seguito era con grandi pezzature bianche sul ventre. Questo cavallo macchiato fu incrociato con i cavalli nativi Mustang Americani e posò le fondamenta per quello che oggi è l’American Paint Horse. Agli inizi del 1800 le pianure occidentali furono generosamente popolate da mandrie di cavalli e quelle mandrie includevano questo particolare cavallo pezzato. A causa del loro colore e delle loro prestazioni, questi cavalli vistosi e colorati diventarono presto i preferiti dagli Indiani Americani. Gli Indiani Comanche considerati, da molti studiosi i più fieri cavalieri delle pianure, preferivano questi cavalli colorati e forti e ne ebbero molti tra le loro immense mandrie. La prova di questo amore verso questi cavalli si riscontra nei disegni trovati sulle toghe di bufalo dipinte dai Comanche. È infatti risaputo che questi indiani furono i primi selezionatori della razza e raggiunsero un elevato standard qualitativo dei soggetti da loro allevati. Molta parte di questo immenso patrimonio genetico andò purtroppo disperso a causa delle persecuzioni subite dai nativi americani. Nell'800 i cowboy, partendo dai mustang, selezionarono il Quarter horse per i lavori con le mandrie, e, a metà '900 ne istituirono il Registro genealogico. Tuttavia l’American Quarter Horse Association (AQHA) per molti anni si rifiutò di registrare come Quarter Horses cavalli dal mantello pezzato, seppure questi fossero la progenie di cavalli registrati nello stud book. Gli allevatori e gli amanti di questi cavalli pezzati, pertanto costituirono, nel 1962, la American Paint Horse Association (APHA) e cominciarono a registrare cavalli scartati dall'AQHA. Quindi il Paint Horse non è altro che un Quarter Horse dal mantello pezzato. I cavalli di razza Paint Horse si distinguono dalla maggior parte delle razze per la caratteristica del mantello colorato. I colori base dei mantelli sono i medesimi conosciuti, differenziati unicamente da una sovrapposizione di macchie.

I tre mantelli riconosciuti dalla Associazione Paint (APHA) sono:


TOBIANO



Il mantello Tobiano è caratterizzato da zoccoli e arti bianchi, testa con percentuale di bianco non superiore a quella di un cavallo non macchiato, le macchie bianche attraversano la linea superiore del corpo tra le orecchie e la coda. Le macchie del Tobiano sono ben definite e sono posizionate verticalmente sul corpo del cavallo e solitamente hanno occhi scuri. Possono essere molto scuri con pochissime macchie bianche o essere quasi completamente bianchi con pochissimo scuro. Altra caratteristica molto importante è il margine tra il bianco e le aree colorate scure, la pelle di questa zona è pigmentata e non rosa, ricoperta da peli bianchi dando origine così ad una colorazione bluastra quasi come un'ombra. Il mantello di alcuni Tobiani si distingue anche dalla presenza di piccole macchie rotonde dette “ink Spots” ovvero, macchie di inchiostro.


 OVERO



Il termine Overo comprende 3 diversi tipi di mantello: Overo Frame, Sabino Overo e Splash White Overo.
Overo Frame: Il nome Frame si riferisce alla presentazione di macchie bianche centrate sul corpo e sul collo e incorniciate dalle zone scure. La disposizione delle macchie bianche è orizzontale e non attraversano la linea della schiena (Topline) come invece troviamo nel Tobiano. Solitamente, la testa ha ampie macchie bianche e gli occhi sono prevalentemente blu. I piedi e gli arti normalmente sono scuri anche se possiamo trovare del bianco anche in queste zone. Le macchie bianche nel Frame Overo sono molto nitide e ben delineate e alcuni possono presentare il “bordo blu”.

Overo Sabino: La parola Sabino in spagnolo viene tradotta come pallido e maculato. In Europa e negli Stati Uniti, Sabino indica un disegno unico e molto interessante dei mantelli. Normalmente i cavalli con questo mantello hanno quattro piedi e arti bianchi con un disegno molto frastagliato che dal basso si estende verso l’alto. La testa è generalmente piuttosto bianca e gli occhi possono essere blu o parzialmente blu o marroni. Molti cavalli Sabino possono avere chiazze e zone roane non così ben definite come invece troviamo nei Frame Overo.

Overo Splash: La Splash White Overo è il mantello meno comune da trovare anche se negli ultimi anni molti allevatori hanno inserito l’allevamento di cavalli con questo disegno. I cavalli con questa caratteristica danno l’impressione di essere stati immersi nella vernice bianca di solito, le gambe sono bianche come la pancia e la testa e gli occhi prevalentemente blu. I bordi del bianco sono molto nitidi con un contrasto molto accentuato, dalla coda alle orecchie generalmente il mantello è scuro, ma occasionalmente il bianco attraversa la linea dorsale.

TOVERO



Il mantello Tovero è un combinazione di macchie dovuta all’incrocio di un cavallo Tobiano e un Overo. La caratteristica tipica di questo mantello è la pigmentazione scura intorno alle orecchie fino alla linea degli occhi comprendendoli a volte. Uno o entrambi gli occhi sono blu, pigmentazione scura intorno alla bocca che può continuare fino ai lati della testa formando macchie. Il petto ha zone scure che occasionalmente possono estendersi fino al collo, i fianchi hanno macchie estese o meno che si protraggono anche verso la groppa. La base della coda è colorata.
Non è difficile vedere cavalli del genere nella nostra regione in quanto cavalli belli, docili e molto resistenti. Non a caso gli Indiani d’America li scelsero come compagni di caccia e di vita. È una razza resistente al freddo, tanto che può essere allevata allo stato brado o semibrado, infatti i più grandi allevamenti di questa razza in Italia si trovano in Abruzzo poco sotto il Gran Sasso. Insomma un cavallo resistente, mesomorfo, forte, ma con l’animo mansueto e pacato, adatto anche a cavalieri poco esperti. Con la speranza che se ne vedano sempre di più a spasso nel nostro paese.

SALUTI DALL’AMBULATORIO VETERINARIO SAN VALENTINO
ambvetsanvalentino@virgilio.it


Scritto da Stefano Moroni - Pubblicato sul numero 4 del 2020 del "Il Corace"

venerdì 10 aprile 2020

L'AMICO DEGLI ANIMALI: CAVALLO MUSTANG

Origini:
In questo periodo di confinamento e ristrettezze legato all’emergenza sanitaria, con il desiderio che tutto ciò termini presto, parliamo ed immaginiamo una razza di cavallo che inneggia alla libertà, alla corsa, alla spensieratezza: IL CAVALLO MUSTANG.


Il simbolo della Libertà, della bellezza e della storia americana.
Le origini de Mustang non sono ben definite, considerando  il fatto che si tratta di una razza equina da sempre vissuta in libertà, sopravvissuta a linciaggi e territori inospitali, e che ancora oggi non riesce a trovare un proprio “spazio”.
Il nome Mustang deriva dallo spagnolo mesteño (mestengo nella versione messicana) che significa “non domato”, appellativo datogli dai coloni spagnoli che arrivarono in Messico intorno al 1500. All'epoca i progenitori della razza erano molto diffusi nella zona dell'attuale Messico, della California e del Texas, ma esistevano anche altri branchi diffusi e liberi su tutto il territorio degli Stati Uniti. 
Durante la prima colonizzazione americana ad opera degli Spagnoli, si ebbero i primi incroci con i cavalli autoctoni, che vivevano allo stato brado e i cavalli europei, prettamente Arabi, Berberi e Andalusi, che scappavano dalle mandrie oppure venivano catturati dagli indiani.
Dal 1500, le fattrici locali cominciarono ad incrociarsi con i cavalli fuggiti o sequestrati agli Spagnoli: si diffusero così i primi geni che condussero alla definizione della razza Mustang. Nel 1800, però, a seguito dell'arrivo in America dei pionieri, coloni in cerca di terre, i cavalli autoctoni si incrociarono con quelli importati da varie parti d'Europa: infatti era consuetudine che i fattori lasciassero liberi i propri cavalli durante la stagione fredda di modo che potessero pascolare in piena libertà, salvo poi riprenderseli in primavera, quando ricominciava il lavoro nei campi. Durante queste catture dei cavalli lasciati liberi, capitava spesso che venissero presi al lazo anche i Mustang. 
All'inizio del 900 si poteva contare una popolazione di Mustang pari a circa un milione di esemplari in libertà, concentrati nella zona del Nord America. Questo cavallo rappresentava, quindi, una vera e propria risorsa, in quanto venivano catturati e utilizzati per vari scopi, tra cui la macellazione, usi militari e per l’allevamento dai cowboy.

Il cavallo Mustang è il cavallo indomabile per eccellenza: coraggio, indipendenza e testa dura sono le sue caratteristiche più marcate, il che lo rende un cavallo ingestibile, per niente adatto all'allevamento e utilizzato soprattutto nei rodei per la monta selvaggia. Essendo frutto di incroci non controllati, il Mustang può avere praticamente ogni varietà di colore del proprio mantello, da quello normalmente sauro fino a quello a “fiocchi di neve” passando per alcune sfumature e armonie cromatiche davvero inusuali.
Ha un'altezza al garrese che può oscillare fra i 140 e i 150 centimetri, mentre il peso può variare dai 400 ai 500 chilogrammi. La testa si presenta piccola anche se armoniosa, con orecchie un po' piccole. Il profilo è rettilineo, con narici piuttosto aperte. Il corpo è arrotondato e massiccio, con arti corti e zoccolo durissimo. 
Se domato, è utilizzato anche come cavallo da sella, anche se, soprattutto durante il periodo dei pionieri nel 1800, il Mustang venne utilizzato soprattutto dai cowboy.

La razza
I Mustang liberi vivono all'interno di gruppi di circa 10 – 15 cavalli, dove è lo stallone dominante a difendere il gruppo dagli attacchi di puma e coyote o da altri eventuali stalloni che mirano a impadronirsi del branco. Pur essendo, una volta addomesticato, un validissimo compagno per l'uomo nella cura delle mandrie, la razza dei cavalli Mustang è da sempre stata considerata come libera e selvaggia, indomabile e quindi poco “utile” all'uomo. Tutte queste caratteristiche hanno fatto si che si creassero delle leggi ostili nei confronti di questo cavallo, rinchiudendo intere mandrie in aree specifiche chiamate riserve. 
É il Bureau of Land Management che si occupa di gestire la situazione dei Mustang, anche catturando i cavalli che poi verranno offerti in “adozione”. Purtroppo le leggi in merito, nonché i comportamenti poco etici di alcuni soggetti, stanno mettendo sempre più in difficoltà la sopravvivenza di questa razza e, proprio per questo, sono tantissimi i movimenti attivi che avanzano idee, proposte ed azioni al fine di ridare dignità al Mustang.
La storia rispetto al passato ha subito qualche cambiamento, se cosi si può dire....drammatico. I cavalli mustang, fino agli inizi del Novecento erano considerati appunto una vera e propria risorsa. Oggigiorno, questi cavalli sono visti come un fastidio poiché mangiano e rovinano i pascoli che dovrebbero essere, secondo gli allevatori di bestiame, ad uso esclusivo dei propri animali. Così è incominciata una vera e propria mattanza dei Mustang, alcuni dei quali ridotti a vivere in una riserva del Nevada nonostante le proteste di molti. Le stime contano una popolazione quasi minima, compresa fra i 40.000 e i 100.000 capi, la metà dei quali concentrata proprio nello stato del Nevada. Nell'Alberta e nella Columbia Britannica, in Canada, vivono ancora diversi esemplari allo stato brado.
Può considerarsi una razza storica americana che porta nella sua genetica la storia dell’America e delle sue colonizzazioni ,per questo va tutelata come bene dell’umanità.
Addirittura la casa automobilistica Ford ha dedicato a questa razza la produzione di una macchina, appunto una delle più potenti e belle al mondo.


Vedere un Mustang è come vedere la libertà in corsa, che in quanto tale va ammirata e tutelata.
SALUTI DALL’AMBULATORIO VETERINARIO SAN VALENTINO

ambvetsanvalentino@virgilio.it

Scritto da Stefano Moroni

Pubblicato sul numero 3 del 2020 del Il Corace

venerdì 2 marzo 2018

L'AMICO DEGLI ANIMALI : Cane da pastore maremmano abruzzese

Il cane da pastore maremmano-abruzzese, tradizionalmente noto come pastore abruzzese, conosciuto anche come pastore maremmano , è una razza canina italiana del gruppo pastori e bovari, originaria dell’Italia centrale.
Storia: Pastore abruzzese a guardia di un gregge. Il pastore maremmano-abruzzese appartiene al ceppo dei grandi cani bianchi del Centro Europa, stirpe antichissima di guardiani di armenti e del gregge dal carattere diffidente e bellicoso, giunta in Italia dal Medio Oriente. Tale appartenenza lascerebbe supporre antenati comuni con i cani da montagna dei Pirenei, molto simile a lui. Citato  già in età romana da Catone, Columella, Varrone e Palladio, il canis pastoralis o pequarius (“pecoraio”) dal pelo bianco ha continuato a svolgere indisturbato le sue mansioni di guardiano di greggi nel corso dei secoli, senza mai allontanarsi dall’appennino centro-meridionale dove aveva fatto specie a sé. Nel 1898 furono registrati sul Libro delle Origini del Kennel Club Italiano quattro cani da pastore. Nel 1924 Luigi Groppi e Giuseppe Solaro stilarono il primo standard della razza. Non seguirono registrazioni per diversi anni, ma nel 1940 i cani registrati furono diciassette. Fino al 1958, il pastore abruzzese e il pastore maremmano erano ritenute due razze distinte e separate. Addirittura nel 1950 fu fondata una associazione degli allevatori del pastore abruzzese, e nel 1953 nacque un’associazione per gli allevatori del pastore maremmano. Il 1° gennaio 1958 l’ENCI unificò le due razze sotto un unico standard sostenendo che, a causa della transumanza delle greggi da una regione all’altra, processo favorito dall’Unità d’Italia, era occorsa una “fusione naturale” tra le due tipologie di cani. Fino al 1860, infatti, le montagne abruzzesi e le pianure toscane appartenevano a due stati diversi, ossia il Regno delle Due Sicilie e il Granducato di Toscana.
Oggi il pastore maremmano-abruzzese è ancora largamente impiegato nella guardia delle greggi dagli attacchi dei lupi. A tale scopo sono stati creati progetti, tra cui quello della Regione Piemonte, che prevedono l’assegnazione di esemplari ben addestrati ai pastori che ne fanno richiesta. Tali iniziative, al contempo, sono volte a ridurre gli atti di bracconaggio contro le specie di predatori a rischio di estinzione.
Carattere: Cane dotato di grande fierezza, dignità e tempra, ha temperamento molto forte, sicuro e indipendente. Spesso viene definito un “quasi felino”, talmente non gli si addicono le smancerie. Resta comunque legato al padrone da un affetto profondo, ma pretende di essere rispettato per rispettare a sua volta il leader. Con gli estranei si dimostra generalmente diffidente, ma evita qualsiasi forma di aggressività quando non strettamente necessario. Quindi ,non può essere definito un cane da compagnia puro.
AFFIDABILITÀ: basata prevalentemente sull’assenza del comportamento predatorio (assenza per esempio di aggressività nei confronti di agnelli o pecore deboli o in difficoltà), elemento che facilita oltre al lavoro sul gregge anche una buona convivenza in ambiente socializzato e a confronto con altri animali considerati facenti parte del “gregge”.
DEDIZIONE: attaccamento del cane nei confronti dei suoi fratelli adottivi che si sviluppa fin da cucciolo nel contatto delle pecore se al lavoro o dei componenti della famiglia se inserito nel contesto umano.
PROTEZIONE: capacità di reazione del cane di fronte all’estraneo o alla inconsuetudine con mirabile sensibilità nell’identificare ed avvisare casi di pericolo imminente, questo con abbai e ringhi minacciosi fino alla decisione che si assume prevalentemente il soggetto adulto di attaccare l’aggressore se non desiste dall’intrusione Il tipo di funzione strettamente legata alla pastorizia e alla vita pastorale ha fortemente vincolato il PMA alla cultura e alle tradizioni dei pastori e dei territori di provenienza. Oggi la sua presenza lavorativa è prevalentemente rintracciabile nelle terre d’Abruzzo dove ancora rimane cospicua l’attività economica di tipo pastorale, ma attualmente, pur mantenendo ancora intatta la loro peculiare e spontanea predisposizione alla difesa dei greggi ed alla loro custodia, è impiegato nei tempi moderni anche per la difesa di territori, custodia di case e proprietà private e in ambienti in libertà ma a contatto con l’uomo. 
Aspetto Generale:  Il pastore maremmano abruzzese è un cane di grande mole, fortemente costruito, di aspetto rustico e nel tempo stesso maestoso e distinto. La conformazione generale è quella di un pesante mesomorfo, il cui tronco è più lungo dell’altezza al garrese. E’ un cane forte di grande tempra con ottima salute di base e molto raramente necessita di cure aggiuntive a quelle di una equilibrata dieta. E’ un cane rustico e resistente a temperature rigide e calde oltre che a condizioni climatiche avverse quali temporali nevicate e forte vento. Non soffre di particolari patologie né cardiache né polmonari, scarsa è anche l’incidenza delle patologie ereditarie/degenerative scheletriche come quelle displasiche. Quindi, una vera e propria roccia. Il suo pelo ha una consistenza semi-vitrea assolutamente non recettivo all’accumulo di sporco e quando è secco con una spazzolatura accurata, con fecola di patate, ritorna bianco candido. Il suo mantello è dotato di un fitto sottopelo protettivo che gli garantisce una costante protezione da temperature rigide e da climi invernali che perde durante il periodo primaverile per poi recuperare in autunno. In questo periodo va spazzolato più frequentemente il pelo morto per permettere nella successiva stagione di ripresentare il mantello nuovo e senza infeltrite.
L’allevamento e le cucciolate non destano particolari preoccupazioni perché il PMA è cane forte molto autonomo. Durante la crescita i piccoli appaiono più precoci rispetto alle altre razze, aprendo gli occhi già intorno al dodicesimo giorno e lo svezzamento può iniziare intorno al ventesimo giorno integrando le poppate con tre piccoli pasti giornalieri. Il cucciolo fin dai 40 giorni appare molto sicuro di sé, indipendente, curioso e mai pauroso con una attitudine a sviluppare precocemente senso del dovere e della funzione; in sostanza, matura e diventa adulto precocemente dal punto di vista psichico e comportamentale mentre necessità circa tre anni per sviluppare la massima maturazione fisica soprattutto nel maschio. È, come detto, una razza inserita nelle razze canine pericolose del Ministero, perché può con la sua presa, uccidere qualsiasi essere vivente capiti sotto le sue fauci. È ovvio che non può essere definito un cane cattivo, ma può diventarlo se vengono alterati i suoi spazi, le sue abitudini e se viene oltraggiato nel suo territorio. Tra l’altro è un cane che può tranquillamente competere con più lupi contemporaneamente. Quindi Il Pastore Abbruzzese è un cane da lavoro, da guardia, molto impegnativo e soprattutto non consigliato a persone inesperte.
SALUTI DALL’AMBULATORIO VETERINARIO SAN VALENTINO ambvetsanvalentino@virgilio.it
Scritto da Stefano Moroni - Pubblicato sul numero 2 del 2018 nel Il Corace

giovedì 1 marzo 2018

L'AMICO DEGLI ANIMALI : DOGO DI BORDEAUX

Antico cane da combattimento, il Dogue de Bordeaux, atleta conclamato, è adatto per la guardia, compito che egli assume con vigilanza e grande coraggio ma senza aggressività. Buon compagno, è molto attaccato al padrone e molto affettuoso. E’ una razza molto antica ma poco conosciuta. Il Dogue de Bordeaux è un cane calmo, equilibrato, dalla corporatura potente e molto muscolosa, quasi statuaria e dalla reazione molto pronta. Ha l’aspetto di un temibile atleta, tarchiato, imponente e fiero.  L’aspetto arcigno e il pesante passato di questo cane da combattimento possono lasciar credere che il Dogue de Bordeaux sia un animale temibile, ma non è affatto vero: secondo i proprietari questi cani sono molto amichevoli e dolci e non desiderano altro se non di stare più tempo possibile con il loro padrone. Il Carattere del Dogue de Bordeaux è equilibrato ma che perfettamente si integra all’interno della famiglia.
Ma vediamo meglio tutte le caratteristiche di questo cane antichissimo, questo atleta nato… ossia quel concentrato di forza, potenza e dolcezza.
Origine e storia
Il Dogue de Bordeaux, la cui storia, come quella di tutti i Doghi, risale alla notte dei tempi, ha avuto l’incomparabile privilegio di essere riconosciuto dalle istanze cinofile del secolo scorso come il Dogue francese più importante.Secondo il collega Medico Veterinario Pierre Mégnin, il Dogue de Bordeaux sarebbe derivato dagli Alani. Gli Alani in Francia sparirono nel V secolo, ma, in Aquitania e nel nord della Spagna i loro celebri molossi, incrociati con altri cani autoctoni dalle caratteristiche abbastanza prossime (se ne sono ritrovate delle strutture ossee che risalgono alla preistoria), avrebbero rispettivamente dato origine al Dogue de Bordeaux e al Dogo di Burgos (presente in Spagna a partire dal Medioevo). Impiegati essenzialmente come cani da combattimento, i Dogue d’Aquitaine - saranno chiamati Dogue de Bordeaux solo nel XIX secolo - attaccavano in muta e sembra anche in modo assai efficace, poiché nel XII secolo contribuirono in larga parte alla disfatta delle truppe inglesi. Fu sempre nel XIX secolo (e questo è un caso quasi generale nella storia della popolazione canina) che la razza si vide riconoscere un’identità ben specifica. Nel 1863, infatti, ebbe luogo, a Parigi, la prima esposizione canina della razza. Primeggiò, in quell’occasione, un maschio di nome Magenta, che misurava 70 cm al garrese. Vent’anni più tardi vinceva il primo premio ancora un maschio chiamato Bataille che non arrivava ai 67 cm; anche altri esemplari della razza presentavano una taglia inferiore a quella dei cani del 1863, per cui si pensò che fosse stato introdotto il sangue del Bulldog inglese.  Imponendosi in fretta di fronte agli altri Doghi di origine francese grazie alle sue evidenti particolarità, specialmente nel tipo, il Dogue d’Aquitaine, che si cominciò a chiamare Dogue de Bordeaux, polarizzò tutta l’attenzione degli allevatori, i quali, durante i successivi 30 anni, dovevano affrontarsi per determinare l’avvenire di questa razza così singolare. Nel 1970, tuttavia, la pubblicazione, sotto l’egida di Raymond Triquet e con la collaborazione del dottor Luquet, di uno standard più completo permise alla razza di essere definitivamente riconosciuta dalla Federazione cinofila internazionale. Dal 1972 la Società degli amatori dei Dogue de Bordeaux ha per scopo quello di diffondere la razza in Francia; fortunatamente dopo il periodo post bellico, particolarmente difficile, si può ritenere che il Dogue de Bordeaux sia al momento ben stabilito su tutto il territorio francese. La razza è ugualmente impiantata in Germania, nei Paesi Bassi, in Italia, in Svizzera, in Spagna e sui continenti americano, africano e asiatico.
Lo Standard del Dogue de Bordeaux: DOGUE DE BORDEAUX
ORIGINE : Francia
DATA DI PUBBLICAZIONE DELLO STANDARD ORIGINALE VIGENTE : 04.11.2008
UTILIZZAZIONE: guardia, difesa e dissuasione, compagnia Molossoidi
ASPETTO GENERALE: Tipico molossoide brachicefalo dalle linee concave. E’ un cane molto potente, il cui corpo molto muscoloso conserva un insieme generale armonioso. E’ costruito piuttosto vicino a terra, e quindi la distanza sterno-terreno è leggermente inferiore alla profondità del torace. Tarchiato, atletico, imponente, incute rispetto.
PROPORZIONI IMPORTANTI.
La lunghezza del corpo, misurata dal punto della spalla al punto della natica, è superiore all’altezza al garrese, nella proporzione di 11/10. La profondità del torace è superiore alla metà dell’altezza al garrese. La lunghezza massima del muso è uguale ad un terzo della lunghezza della testa. La lunghezza minima del muso è uguale ad un quarto della lunghezza della testa. Nel maschio, il perimetro del cranio corrisponde più o meno all’altezza al garrese.
TESTA: è voluminosa, angolosa, ampia, piuttosto corta, trapezoide quando è vista da sopra e dal davanti. Gli assi longitudinali del cranio e del muso sono convergenti (verso l’avanti). La testa è solcata da rughe simmetriche, da tutti e due i lati della sutura metopica. Queste rughe profonde e tormentate sono mobili a seconda che il cane sia in attenzione o non lo sia. La ruga che va dalla commessura interna dell’occhio alla commessura labiale è tipica.
COLLO: Molto forte, muscoloso, quasi cilindrico. La sua pelle è elastica, ampia e rilasciata. La circonferenza media è quasi uguale a quella della testa.
CORPO: Linea superiore molto solida. Garrese ben marcato. Dorso ampio e muscoloso. Groppa moderatamente obliqua fin verso l’inserzione della coda. Torace potente, lungo, profondo, ampio; disceso oltre i gomiti. È ampio e possente il petto, la cui linea inferiore è convessa verso il basso.
CODA: Molto spessa alla radice.
ARTI: ANTERIORI: forte struttura ossea, arti molto muscolosi. Spalle con muscoli potenti e sporgenti. Media obliquità della scapola (circa 45° sull’orizzontale); angolo scapolo-omerale un po’ più di 90°. Braccio molto muscoloso. POSTERIORI: Gambe robuste, con forte ossatura; bene angolate. Visti da dietro gli arti posteriori sono paralleli e verticali, dando l’impressione di potenza anche se il posteriore è leggermente meno ampio dell’anteriore. Coscia molto sviluppata e spessa, con muscoli evidenti. Andatura molto elastica per un molossoide. È in grado di raggiungere grandi velocità su corte distanze scattando via radendo il terreno. PELLE: Spessa e sufficientemente rilasciata, senza eccesso di rughe.
MANTELLO/PELO: Fine, corto e morbido al tatto.
COLORE: Monocolore, in tutte le gamme del fulvo, dal mogano all’isabella. E’ desiderabile una buona pigmentazione. Sono permesse macchie bianche poco estese sul petto e all’estremità degli arti.
TAGLIA : L’altezza dovrebbe più o meno corrispondere al perimetro del cranio. Altezza al garrese Maschi 60 – 68 cm e Femmine 58 – 66 cm ma 1 cm in meno e 2 cm in più saranno tollerati. Peso: Maschi almeno 50 Kg e Femmine almeno 45 Kg con le stesse caratteristiche dei maschi, ma meno accentuate.
DIFETTI: Qualsiasi deviazione da quanto sopra deve essere considerato difetto e la severità con cui va penalizzato deve essere proporzionata alla sua gravità e agli effetti sulla salute e il benessere del cane.
CARATTERE: E’ un cane che si adatta subito ai ritmi familiari e soprattutto si affeziona molto a ciascun membro della famiglia dove vive. Essendo un cane inserito nella lista dei cani pericolosi , occorre parlare con il nostro amico Medico Veterinario prima di decidere di adottarne uno. In più ,come detto negli articoli precedenti, va seguito un corso per futuri proprietari di cani potenzialmente pericolosi organizzati dal Ministero e condotto da Medici Veterinari. Questo Dogo è considerato anche un cane da compagnia , ma va considerato ,prima di adottarne uno, in che ambiente andrà e con chi vivrà. Può stare con i bimbi, ma solo sotto stretta osservazione di un adulto preparato e solo per un determinato periodo di tempo. Non è un cane cattivo, ma alcuni comportamenti sgraziati e fuori luogo dei bambini possono farlo irritare con conseguenze spesso pericolose(visto la mole che ha).
A livello sanitario è un cane molto delicato: può presentare problemi cutanei ricorrenti(soffrendo spesso anche la temperatura rigida),displasie di anche e di gomito e tumori di ossa.Vita media,come tutti i molossoidi è molto ridotta(8-10 anni).
SALUTI DALL’AMBULATORIO VETERINARIO SAN VALENTINO ambvetsanvalentino@virgilio.it
Scritto da Stefano Moroni - Pubblicato sul numero 1 del 2018 nel Il Corace

domenica 16 aprile 2017

L’AMICO DEGLI ANIMALI : WEIMARANER

Weimaraner, è un cane da caccia e poi da compagnia in due versioni: a pelo lungo e a pelo corto, che dalla Germania ha conquistato l’America. Dagli anni ’50 oltreoceano impazziscono per lui e non solo come cane da caccia, in particolare da ferma, come è nato, ma come cane da compagnia e con mille altre abilità.

Le origini del Weimaraner sono in Germania. Lì infatti ne nasce la versione ultima, quando attorno al XVIII secolo il Granduca Carl August, detto “il cacciatore tra i re ed il re tra i cacciatori”, ha voluto una razza tutta sua per cacciare nelle foreste della Turingia. Anche il nome del Weimaraner è legato alla corte di Weimar.
Un certo antenato diretto di questo cane è però francese: il Cane Grigio di Saint Louis. Questa razza ci porta nel XIIIesimo secolo, in Francia, con Luigi IX che porta da una crociata nel Nord Africa questa razza che, una volta arrivata in Germania in seconda battuta, incrociata con altri cani da caccia, forse il pointer, da vita al Weimaraner. Dopo l’incrocio la razza ha subito altre leggere variazioni ma era già lei, infatti già nel 1897 nasce il club tedesco del Weimaraner, ma solo dopo non poche difficoltà ha ottenuto il riconoscimento ufficiale. È dovuta passare una guerra, anzi due guerre mondiali, e poi il tempo di riprendere il lavoro di selezione.

È il 1951 quando il Weimaraner ha il suo standard. Una gran fatica e una attesa pesante, dato anche il rischio di estinguersi durante i conflitti mondiali, tutto però ripagato dal gran successo negli USA. Tuttora sono registrate 500 nascite al mese e il Weimaraner non è solo cane da caccia ma in quella terra è sinonimo anche di cane guida, contro il narcotraffico, da guardia, cane poliziotto, esperto in Agility dog e compagno di vita.

Il Weimaraner è un cane da caccia di taglia medio-grande, al garrese misura circa 60-65 cm e pesa dai 30 ai 40 Kg, se maschio, altrimenti 25-35 kg, se femmina. Ha tutto l’aspetto da bracco quale è, ha un corpo allungato e una muscolatura ben sviluppata.
La coda viene spesso tagliata, anche se oggi non è più permesso, ha un aspetto equilibrato e armonioso, colpiscono i suoi occhi color ambra, di espressione intelligente, che nei cuccioli hanno un color azzurro cielo.
Il pelo è molto fine, i colori ammessi per questa razza sono: grigio argento, grigio capriolo, grigio topo e tonalità intermedie tra questi colori. La tonalità costante sul grigio, e la sua agile leggerezza, ha fatto sì che gli si appioppasse il soprannome di “fantasma grigio”. Negli USA, dove è tanto amato. Al di là del colore, e vedremo che ne esiste anche una rara versione blu, la razza del Weimaraner è suddivisa in due varietà: quella “a pelo corto” e quella “a pelo lungo”.

Weimaraner a pelo lungo.
Nasce per caso mentre tra Francia e Germania si fanno incroci tra vari cani da caccia e l’antenato francese Cane Grigio di Saint Louis. Accade spesso che poi sbuchi un carattere genetico diverso, e così è stato per il Weimaraner a pelo lungo. Il primo esemplare di questa varietà è comparso per la prima volta a un’esposizione internazionale canina a Vienna nel 1934. Resta però la versione meno comune del Weimaraner che è solito sfoggiare un mantello corto.

Weimaraner a pelo corto.
Chi lo vede in giro, per lo meno in Italia, lo vede a pelo corto il Weimaraner. Questa varietà nasce più o meno in contemporanea con l’altra ma spopola di più.

Per il resto, al di là della lunghezza del pelo, le alterazioni non hanno portato a forti cambiamenti delle sembianza: colore del mantello, orecchie, zigomi e coda restano di uguale forma.

Weimaraner blu. Lo standard del Weimaraner indica come toni del pelo il grigio argento, il grigio capriolo o il grigio topo, come pure tutte le sfumature intermedie fra queste tinte. Di solito la testa e le orecchie sono più chiari e ci può essere una striscia sul dorso, ma non sono ammesse macchie bianche se non sulle dita e piccolissime. E cosa centra il blu? Si parla sempre e solo di grigio ma sembra che questo colore sia piaciuto agli appassionati di Weimaraner che se lo sono visto in questa versione. In Italia non c’è, ma il Weimaraner blu va molto in America.

Weimaraner carattere
Ha un carattere protettivo e delizioso. Una razza che è capace di creare un buon rapporto con tutti i membri della famiglia. È ubbidiente con il padrone, ma anche dolce e paziente con i bambini. Anche se nasce come cane da caccia, ha un’ottima predisposizione alla guardia grazie alla sua forte territorialità e alla compagnia, vista la sua dolcezza.
Abbiamo detto che il Weimaraner è un cane molto docile ma è anche orgoglioso e diffidente. Quindi facilmente addestrabile ma è meglio educarlo e farlo socializzare fin da subito con le persone, altrimenti può crescere troppo diffidente. Le sue belle doti lo hanno reso con il tempo un cane utile apprezzato per molte attività diverse da quella venatoria.
Oggi è impiegato nella protezione civile e nella ricerca delle persone scomparse, come cane molecolare per la peth therapy e da compagnia. Può essere tenuto sia in casa che in giardino. Anche se, essendo un cane da caccia e molto irruento, va fatto muovere molto. Esige 3 passeggiate al giorno se tenuto in appartamento. Se lo si lascia a briglia sciolta può diventare un rosicchiatore di mobili o un dispettoso che fa pasticci quando lasciato solo in casa. E’ un cane docile, però, va educato.
Importante anche che fin da piccolo un Weimaraner abbia una socializzazione accurata, sia con persone sia con altri cani, data la sua naturale diffidenza verso gli estranei che potrebbe altrimenti far emergere delle punte aggressive. Come già detto nei precedenti articoli parlando di cani da caccia, è un cane forte, robusto e senza particolari predisposizioni a malattie genetiche. Può essere delicato nel suo apparato cutaneo, anche se con una buona alimentazione non mostrerà mai particolari patologie cutanee. Quindi come sempre ho detto, va tenuto cura della sua alimentazione chiedendo al nostro amico Veterinario.

I parti di solito sono numerosi e senza distocie (senza problemi nel parto). I cuccioli di solito sono forti, vivi e vitali e vanno vaccinati e sverminati dal nostro amico Veterinario a 50 giorni di vita. Il suo carattere come detto esige un’educazione di base da impartire fin dalla giovane età, per evitare problemi caratteriali nell’età adulta (sono cani che si viziano facilmente). Comunque, come detto, sono cani amabili, teneri e bellissimi. Trovarli per adottarli non è difficile, anche se conviene sempre chiedere un giudizio al nostro amico Veterinario prima di acquistarne uno, proprio per evitare brutte sorprese.
Infatti, essendo una razza molto bella, ci sono tante copie di allevatori che si improvvisano solo per una questione economica non garantendo, come ogni bravo allevatore, gli standard di razza.

Saluti dall’AMBULATORIO VETERINARIO SAN VALENTINO ambvetsanvalentino@virgilio.it

Scritto da Stefano Moroni - Pubblicato sul numero 4 del 2017 nel "Il Corace"

venerdì 31 marzo 2017

L’AMICO DEGLI ANIMALI : PLUTO

Il Chien de Saint Hubert o cane di Sant’Uberto o cane bloodhound è una razza canina di origine belga.
I cani di Sant’ Uberto rientrano nei segugi da pista: possiedono infatti un fiuto eccezionale. Hanno 4 miliardi di recettori olfattivi: si tratta di un numero sopra la media canina.
Il segugio di Sant' Uberto è il cane più famoso del mondo e sembra che Walt Disney si sia inspirato proprio ad esso e ai bracchi in genere per creare il mitico Pluto, il cane di Topolino.

Bloodhound - Cane di Sant’Uberto
Il nome trae origine dal monastero di Sant’Uberto (Ardenne-Belgio), in cui il cane venne allevato a partire dal VII secolo da un dissoluto nobiluomo francese che si convertì e divenne un monaco fondando appunto l’Abbazia. Si narra anche che sia un cane molto antico e che lo menzioni persino lo storico greco Senofonte (354 a.C.) ma sicuramente era molto diverso da quello di oggi. Per secoli il monastero divenne il centro principale della selezione della razza, successivamente giunta fino a noi con caratteristiche morfologiche non troppo diverse da quelle originarie.
Nel XI secolo, i cani di Sant’ Uberto giunsero in Gran Bretagna a seguito di Guglielmo il Conquistatore e presero il nome di Bloodhound. Qui la razza ebbe una notevole diffusione.
Bloodhound significa “cane da sangue” per la sua naturale capacità di seguire le tracce di animali feriti. Secondo altri però il termine Bloodhound significherebbe “cane purosangue”.

Storia:
Fin dal medioevo è stato utilizzato per la caccia anche se allora era molto diverso dallo standard odierno. Si racconta che i primi cani di Sant’Uberto furono selezionati in modo da essere aggressivi e che essi derivassero da incroci tra i bloodhound di prima generazione e molossi come il dogo cubano. Si racconta anche che vennero utilizzati dai conquistadores contro gli indios per rintracciare gli schiavi fuggiti.
Un certo numero di cani Sant’Uberto vennero poi introdotti in Florida per essere utilizzati nelle guerre contro gli indiani Seminole. In questo caso però fallirono in quanto l’ambiente estremamente umido della Florida non era adatto al loro fiuto, inoltre venivano tenuti al guinzaglio e pertanto non avevano il movimento che a questi cani serve per seguire una pista, così furono rimpatriati.
Oggi il cane di Sant’Uberto è completamente diverso, è molto buono ed affettuoso e non ha più nulla dell’aggressività di un tempo, ammesso poi che questa immagine del passato sia vera. Il segugio di Sant’Uberto è un cane timido, affettuoso e gentile, attaccassimo al padrone e schivo con chi non conosce.
Quando segue una pista si chiude e non vede nient’altro. È inutile che lo chiamate e vi sgolate non sente nessuno. È molto sensibile, quindi come apprezza le lodi si deprime con i rimproveri. Educare il cane di Sant’Uberto è semplicissimo con qualche avvertenza: bisogna farlo con dolcezza, usare la massima coerenza e non deve essere mai punito.

Caratteristiche MORFOLOGICHE:
Il cane di Sant’Uberto è un cane di grossa taglia. Altezza al garrese: maschi 68 cm, femmine 62 cm. Peso: maschi 46-54 kg, femmine 40-48 kg. Dall’altezza al garrese e dal peso si capisce che il cane Bloodhound è un cane possente, massiccio e maestoso.
Sebbene possieda una andatura lenta e un passo ondeggiante è sorprendentemente agile quando è al lavoro.
La testa: il suo cranio è alto e a punta, con l’osso occipitale pronunciato e in proporzione alla sua lunghezza anche stretto. Ha arcate sopracciliari non molto prominenti, sebbene sembra che abbia gli occhi infossati donandogli una espressione maestosa. La pelle sulla fronte e sulle guance è abbondante e sottile, è un cane con rughe molto profonde. Il colore degli occhi va dal bruno al nocciola. Le orecchie sono molto lunghe e sottili. Se tirate per lungo devono, secondo lo standard, oltrepassare il tartufo.
La coda: è molto lunga, spessa e forte ed è più alta della linea dorsale. Il mantello del cane di Saint Uberto può essere di tre colori: fulvo, nero-focato, e fegato. Il pelo è corto, ma morbido e setoso.
Arti: muscolosi e possenti e se sembrano inadatti a corse sfrenate vi sbagliate di grosso.
Corpo: garrese marcato, dorso diritto, solido e largo. Groppa muscolosa, torace ovale e cassa toracica lunga. Petto e punta della spalla ben evidenziata.

Bloodhound cuccioli | Cura dei cuccioli di bloodhound
Se a 60 giorni i cuccioli di cane di Sant’Uberto sembrano piccoli e poco ingombranti, vi dovete ricordare che anche se non sembra il loro peso arriva a 60 kg. Pertanto come tutti i cani di grossa taglia, che superano i 50 kg necessitano di molte cure durante la crescita sia fisica che psichica. I cuccioli bloodhound crescono molto in fretta e quindi vanno seguiti attentamente al fine di fornire ad essi tutte le sostanze nutritive di cui necessitano. Quindi per la loro alimentazione consiglio sempre di rivolgervi al vostro amico veterinario.
Anche da adulto l’alimentazione del cane di Sant’Uberto deve essere molto equilibrata e attenta. I pasti vanno somministrati due o tre volte al giorno e sempre alla stessa ora in un luogo tranquillo dove non deve essere disturbato.
Attenzione alle abbuffate che possono portare a torsioni di stomaco con pericolo di vita del cane. Può andare incontro, visto la particolare forma delle orecchie, ad otiti ricorrenti e, per la forma della faccia, a congiuntiviti batteriche.
Vaccinazioni consigliate: da 50 di vita giorni in poi rivolgendoci ovviamente al nostro veterinario

A chi è adatto il cane di Sant’Uberto?
Il cane di Sant’Uberto sbava per la conformazione delle sue labbra che sono grandi e pendule, soprattutto nei mesi estivi. La sua scrollata di testa può far arrivare la bava fino al soffitto. È a chi vuole avere un cane dolce, paziente e capace di andare d’accordo con tutti.
Malgrado la sua mole è un cane adatto ai bambini proprio per la sua immensa pazienza. È quindi un ottimo cane da compagnia.
Non vi aspettate però che sia un cane da passeggiatina di cinque minuti perché resta un cane da caccia o meglio da traccia e pertanto è l’ideale per praticare la ricerca (Il cane di Sant’Umberto fu utilizzato durante la prima guerra mondiale per la ricerca e il soccorso dei feriti) e come ancora oggi come cane molecolare per la ricerca dei dispersi e dei feriti soprattutto dalla polizia londinese. Quindi è un cane impegnativo per la mole, ma docile attento e sicuro con tutta la famiglia.
Un ottimo compagno di cammino.

Saluti dall’AMBULATORIO VETERINARIO SAN VALENTINO ambvetsanvalentino@virgilio.it

Scritto da Stefano Moroni - Pubblicato nel numero 3 del 2017 nel "Il Corace"