Sono queste dell’uscita dall’Inferno, in questi giorni senza aria e senza cielo, le parole di Dante che più vorremmo sospirare, come se tutto il resto fosse ormai un ricordo passato……Viviamo tempi bui che non dureranno poco (non giorni né settimane, purtroppo). In queste condizioni, può apparire futile parlare di argomenti che non siano legati all’attualità giornaliera del coronavirus, a quello che ogni giorno ascoltiamo, vediamo e leggiamo attraverso i media, alle conseguenze che la pandemia genera nei nostri pensieri e nei nostri comportamenti, alle molte domande senza risposta che affollano la nostra mente. Ma no, forse possiamo provare ad evadere dal buio che ha intrappolato le nostre anime, forse possiamo reagire all’incubo che stiamo attraversando, facendo ricorso agli esempi che vengono dalla nostra storia e dai grandi del passato, cercando spunti di riflessione nelle opere che narrano le angosce che altri prima di noi hanno fronteggiato, vivendo in periodi difficili come quello che ora viviamo noi. Per esempio, potrebbe aiutare a riflettere sulla situazione attuale la lettura dei capitoli XXXI e XXXII dei Promessi Sposi del Manzoni, capitoli in cui l’autore riscostruisce la vicenda della peste che colpì Milano nel 1630. «La peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c’era entrata davvero, come è noto; ed è noto parimente che non si fermò qui, ma invase e spopolò una buona parte d’Italia». Il racconto manzoniano è una descrizione realistica della malattia, tragedia terrena in cui comportamenti irrazionali contribuiscono a facilitare la diffusione del morbo. Per capirne di più si potrebbe leggere il Decameron di Boccaccio, ed in particolare l’introduzione all’opera, nella quale Boccaccio descrive i comportamenti individuali e collettivi dei fiorentini di fronte alla mortalità che non si sapeva fronteggiare. Le prime manifestazioni del morbo «nelle parti orientali»; l’ampliamento «verso l’Occidente»; il mutare delle manifestazioni esterne dell’infezione; le incertezze della medicina di fronte a una malattia sconosciuta; le modalità del contagio; i variabilissimi comportamenti umani, dalla sobrietà estrema fino alla sconsideratezza; l’isolamento degli ammalati e la solitudine estrema dei morti. Tante cose sono identiche a quel che accade oggi, perché gli uomini ripetono sempre sé stessi. Ma più di tutti dovremmo leggere il padre della lingua italiana, colui che ha plasmato e modellato l’identità del nostro Popolo. Dante Alighieri, interprete dei complessi sentimenti che attraversano la nostra mente e la nostra anima, vero e proprio stigma di umanità, Dante nella Commedia ha mostrato in maniera mirabile la capacità dell’umanità di uscire da una situazione terribilmente difficile, che «fa tremar le vene e i polsi», e di arrivare «a riveder le stelle». Anche noi ci riusciremo, ne saremo capaci.
martedì 1 dicembre 2020
IL COVID-19 D’AUTUNNO - LA RISPOSTA DELLA CITTADINANZA E LE MISURE DELL’AMMINISTRAZIONE
Nessuno di noi ha mai vissuto una pandemia. Nessuno di noi ha mai dovuto gestirla. Sono ormai otto mesi che siamo, con andamenti alterni, alle prese con un virus insidioso che mette a dura prova, oltre che la salute individuale e collettiva, la nostra socialità e la nostra economia. La nostra Comunità ha risposto bene e con adesione diffusa, alle restrizioni introdotte, dopo l’allentamento estivo, con i DPCM di ottobre e di novembre. Eppure, nonostante l’attenzione che la stragrande maggioranza di noi ha profuso per arginare la diffusione del virus, anche la nostra Comunità ha visto crescere il numero dei contagi ed ha pianto delle vittime. Un focolaio importante si è manifestato nella RSA di Cori, e la notizia delle numerose persone anziane che non ce l’hanno fatta ha colpito tutti. Oggi, a fine novembre, sembrerebbe che sul nostro territorio il trend dei contagi si sia stabilizzato. Sono convinto che questo risultato, che va assolutamente mantenuto e migliorato, sia il frutto del rispetto che ciascuno di noi ha messo nell’adottare le misure di contenimento del virus. Ma è anche il frutto di una serie di sforzi che l’Amministrazione ha profuso nel mappare le situazioni, nell’attivare azioni preventive, nel sensibilizzare la popolazione. Tra queste voglio ricordare l’attenzione riservata alla scuola, in modo particolare con l’attivazione dei drive-in dedicati alla somministrazione dei test per la popolazione scolastica: personale, studenti, famiglie. In collaborazione con la ASL LT1, finora, abbiamo realizzato due campagne di drive-in che hanno assolto un ruolo, soprattutto, di prevenzione, consentendo la rilevazione di quei positivi asintomatici che rappresentano il principale elemento di trasmissione. Questo impegno profuso per le scuole, aggiunto alle ripetute sanificazioni, all’impegno di monitoraggio e sensibilizzazione svolto dal Dirigente Scolastico e dagli insegnanti ci conforta sui livelli di sicurezza con i quali si riesce a svolgere l’attività didattica. Altra importante iniziativa è stata messa in campo grazie ai Medici di Medicina Generale di Cori che hanno dato la loro disponibilità a effettuare i tamponi messi a disposizione dalla Protezione Civile Nazionale. Per garantire un contesto sanitariamente controllato e sicuro, abbiamo messo a disposizione i locali dell’ex ospedale di Cori, dove alcune stanze verranno deputate a tale funzione. I Medici di Medicina Generale hanno risposto nella loro totalità, salvo casi di comprovata impossibilità. I test prenderanno avvio nella prima decade di dicembre e con la disponibilità di 30 test settimanali per ogni medico, si riusciranno a somministrare oltre 1.200 test nell’arco di un mese. In questa fase così complicata, siamo stati oggetto di particolari attenzioni dei media per la vicenda dei “secchi gialli” per la raccolta differenziata dei rifiuti delle persone in quarantena domiciliare. Vorrei ribadire che la corretta gestione del servizio prevede che i secchi siano tenuti in casa e consegnati solo a chiamata da parte dell’operatore addetto alla raccolta. E, probabilmente, in qualche rarissimo caso, c’è stato un difetto di comunicazione. Ma ciò che è stato scritto e che è passato sui media a tal proposito, non racconta puntualmente il servizio reso alla Città: un servizio di qualità che pone la massima attenzione alla sicurezza sanitaria di cittadini ed operatori. Nonostante tutto, sono ancora numerosi i casi di positivi in quarantena domiciliare e dobbiamo ringraziare l’associazione della Protezione Civile di Cori per il rinnovato impegno nel supporto che offrono a chi ne ha bisogno. Potrei fare ulteriori raccomandazioni, ma è evidente il prezzo che stiamo pagando, alcuni più degli altri, pertanto mi limito a ricordare a tutti di continuare a mantenere alta la guardia.
Scritto da Mauro De Lillis Sindaco di Cori - Pubblicato sul numero 8 del 2020 del "Il Corace"
IL MISTERO DEI SECCHI GIALLI
Il Covid ha portato Cori alla ribalta delle cronache nazionali. Merito di un articolo apparso sul sito Repubblica Roma, il cui autore conosce bene il paese e ha portato alla ribalta qualcosa che i coresi notavano da tempo: quei secchi gialli dati alle persone positive al Covid, per la raccolta dei rifiuti. Questo modo di fare, pensato per tutelare gli operatori che raccolgono i rifiuti e garantire uno smaltimento diverso, è operato da una ditta esterna. Ma in un paese dove la raccolta differenziata porta a porta è ampiamente diffusa, il “secchio giallo” è diventato un modo per identificare i malati di Coronavirus, con buona pace della privacy. L’articolo uscito su Repubblica.it a firma Clemente Pistilli ha creato una polemica che ha portato il sindaco Mauro De Lillis a dover dare spiegazioni ad agenzie nazionali e persino alle telecamere della Rai. La tesi del sindaco è che non si voleva di certo fare discriminazione, ma probabilmente c’è stato un disguido tra gli operatori che raccolgono i rifiuti e i cittadini positivi. Trattandosi di un servizio a chiamata, i cittadini che si vedono consegnare i secchi gialli possono tenerli dentro casa (e non fuori) per poi consegnarli direttamente agli operatori della ditta specializzata al loro arrivo. Qualcuno probabilmente non lo ha compreso e ha lasciato il secchio giallo fuori, diventando di fatto riconoscibile. Quel che viene sottolineato da Clemente Pistilli è che ci sia chi fa “Covid-tour” per scovare positivi. Una tesi smentita dal sindaco secondo cui il caso dei secchi gialli ha riguardato tre positivi, per mero disguido. Spente le telecamere, la polemica si è spostata su Facebook: “Nessun cittadino di Cori e Giulianello ha mai sollevato osservazioni riguardo al posizionamento dei bidoni gialli fuori la porta di casa – ha scritto Mauro De Lillis – tantomeno nessun cittadino ha contattato la Rai. (…) Questa polemica in realtà non è mai esistita, anzi è stata creata ad hoc dal giornalista stesso. Sono inoltre certo che nessuno dei miei concittadini trascorra le giornate osservando dove siano posizionati i bidoni, come dichiarato nel suddetto articolo. (…) Il servizio di raccolta per i malati di Covid è un servizio di qualità che anche altri comuni hanno adottato. Inoltre, è quanto avrei voluto dire in diretta se ne avessi avuto il tempo, non ritengo assolutamente che questa cittadinanza possa essere additata come discriminatoria a causa di un giornalismo al quanto discutibile”. Tutto finito? Assolutamente no, perché Clemente Pistilli ha replicato, sempre su Facebook: “I bidoni gialli consegnati solo a Cori a quanti, contagiati dal Covid, sono in isolamento domiciliare, posti, almeno fino all’uscita del mio pezzo, fuori dalle abitazioni di quest’ultimi, indicano chiaramente chi è rimasto vittima del virus e mi sembra rappresentino una violazione della privacy. Se, come dice il sindaco, e non ho motivo di dubitare, presso tali utenze la ditta ritira i rifiuti citofonando ai cittadini in isolamento, i quali, sostiene sempre il sindaco, dovevano tenere il bidone giallo in casa, non si capisce perché è stato fornito loro un bidone di colore diverso dagli altri. Qualcosa forse è sfuggito. E, se ne faccia una ragione il sindaco, c’è chi passeggia cercando di individuare le case dei positivi al Covid osservando i bidoni gialli”. Dopo aver comunque tributato la sua stima al sindaco (stima “probabilmente non ricambiata”) per la gestione dell’emergenza, Pistilli conclude: “E magari adesso si può anche andare avanti a combattere uniti contro il Covid e senza improbabili bidoncini colorati”. Resta un mistero da risolvere: chi è che va in giro in paese a cercare i bidoni gialli?