sabato 23 novembre 2019
lunedì 4 marzo 2019
CACCIA: LEGGI E BALISTICA VENATORIA
Nella Determinazione della Regione Lazio G14459 del 13/11/2018, l’Allegato A riporta in intestazione: “Avviso di selezione per l’individuazione dei componenti delle “Commissioni per l’abilitazione all’esercizio dell’attività venatoria” di cui all’art. 40 comma 11 lettere b) e c) della L.R. n. 17/1995, istituite in ciascun capoluogo di Provincia, presso le ex Aree Decentrate Agricoltura del Lazio”.
In tale “Allegato A” si legge: “… omissis … Le nomine dei componenti delle Commissioni per l’abilitazione all’esercizio dell’attività venatoria, ai sensi del comma 13 dell’art. 40 della L.R. n. 17/1995, sono da ritenersi a titolo onorifico, pertanto non sono previsti oneri a carico del Bilancio regionale … omissis …”.
Dato che non si parla di “opera di volontariato”, perché un Professionista dovrebbe lavorare gratis? Lauree, specializzazioni e competenze sono costate sacrifici ed è giusto, pertanto, che chi esercita relative Professioni debba essere remunerato!
In tale “Allegato A” si legge: “… omissis … Le nomine dei componenti delle Commissioni per l’abilitazione all’esercizio dell’attività venatoria, ai sensi del comma 13 dell’art. 40 della L.R. n. 17/1995, sono da ritenersi a titolo onorifico, pertanto non sono previsti oneri a carico del Bilancio regionale … omissis …”.
Dato che non si parla di “opera di volontariato”, perché un Professionista dovrebbe lavorare gratis? Lauree, specializzazioni e competenze sono costate sacrifici ed è giusto, pertanto, che chi esercita relative Professioni debba essere remunerato!
Per quanto riguarda il membro della Commissione per la Balistica venatoria, quale laurea viene richiesta? Quali competenze di Balistica venatoria vengono richieste? Non sarebbe opportuno che tale soggetto fosse anche un esperto cacciatore?
Nel trattare la questione relativa alla “morte da shock”, già accennata in un precedente articolo, appare doveroso considerare brevemente i casi in cui un animale cacciabile, colpito con almeno 4-5 pallini, non arresti la sua corsa, ovvero, se fermo, non rimanga sul posto o giù di lì.
Le motivazioni di tale “atteggiamento” possono essere diverse: i pallini potrebbero essere di dimensioni troppo piccole in rapporto all’animale insediato, potrebbero avere scarsa penetrazione, ovvero non riuscire a procurare ferite invalidanti. Un simile fenomeno è riscontrabile quando, ad esempio, dopo avere sparato ad un volatile, si osserva una c.d. “nuvola” di piume ed il volatile continua a volare … Di contro, può accadere che il volatile cada inesorabilmente a terra a causa della rottura di un’ala provocata da un unico pallino.
“L’animale non è rimasto sulla fucilata perché il piombo gli è arrivato freddo …”: in merito a tale affermazione non si conoscono trattati di non si conoscono trattati di Balistica terminale che, analizzando il fenomeno dei pallini che colpiscono un animale, riportano casi di visibili bruciature intorno all’area in cui è penetrato il pallino. Quindi la domanda: chi afferma tale rapporto causa (piombo che giunge freddo sull’animale) - effetto (animale che non riporta ferite invalidanti), su quali principi balistici si basa? Ovviamente, quanto detto non riguarda colpi sparati a bruciapelo, in cui non si può neanche parlare della “rosata di pallini”.
Nel trattare la questione relativa alla “morte da shock”, già accennata in un precedente articolo, appare doveroso considerare brevemente i casi in cui un animale cacciabile, colpito con almeno 4-5 pallini, non arresti la sua corsa, ovvero, se fermo, non rimanga sul posto o giù di lì.
Le motivazioni di tale “atteggiamento” possono essere diverse: i pallini potrebbero essere di dimensioni troppo piccole in rapporto all’animale insediato, potrebbero avere scarsa penetrazione, ovvero non riuscire a procurare ferite invalidanti. Un simile fenomeno è riscontrabile quando, ad esempio, dopo avere sparato ad un volatile, si osserva una c.d. “nuvola” di piume ed il volatile continua a volare … Di contro, può accadere che il volatile cada inesorabilmente a terra a causa della rottura di un’ala provocata da un unico pallino.
“L’animale non è rimasto sulla fucilata perché il piombo gli è arrivato freddo …”: in merito a tale affermazione non si conoscono trattati di non si conoscono trattati di Balistica terminale che, analizzando il fenomeno dei pallini che colpiscono un animale, riportano casi di visibili bruciature intorno all’area in cui è penetrato il pallino. Quindi la domanda: chi afferma tale rapporto causa (piombo che giunge freddo sull’animale) - effetto (animale che non riporta ferite invalidanti), su quali principi balistici si basa? Ovviamente, quanto detto non riguarda colpi sparati a bruciapelo, in cui non si può neanche parlare della “rosata di pallini”.
Scritto da Renato Bologna e Emanuele Vari - Pubblicato sul numero di Febbraio 2019 del Il Corace
FINO A QUI TUTTO BENE
Chiamalo cornetto, chiamalo brioche, chiamalo croissant. Ma postalo sullo stesso social: Instagram. Un interessante articolo di Withney Filloon su Eater sostiene la tesi che la popolare piattaforma basata sull’upload di fotografie stia progressivamente deteriorando la qualità del cibo.
Siamo al conflitto tra il buono e il bello, quello che i greci indicavano nel καλὸς καὶ ἀγαθός (Kalos kai agatos), o meglio nella crasi di kalokagathìa (in greco antico: καλοκαγαθία), il bello e buono, inteso, con riferimento all’uomo, come valoroso in guerra e in possesso di tutte le virtù, il modello di perfezione fisica e morale dell’essere umano.
Oggi, invece, ciò che risulta bello non è necessariamente buono. Per attrarre sempre più l’attenzione dell’utente medio, e mediamente distratto, si tendono a postare foto di cibi stravaganti, il che indurrebbe i fornai a fare croissant con ingredienti sempre più colorati o calorici, inseguendo un arcobaleno di possibilità.
Non troviamo nulla di male nella sperimentazione, anche la più azzardata. In fondo, è soltanto di poche settimane fa la notizia della clonazione di due primati, tra gli esseri viventi più prossimi al genoma umano. La questione è “che cosa induce a sperimentare?”. La fantasia, la curiosità, la ricerca di un gusto migliore oppure l’inseguimento ad ogni costo di un maggior numero di likes? Quale sarà il cliente più soddisfatto? Colui che mangerà o colui che posterà?
Questa è una delle strade in cui si espleta la tendenza al foodporn, una vera e propria pornografia del cibo, che dimentica il senso dell’erotismo.
Siamo al conflitto tra il buono e il bello, quello che i greci indicavano nel καλὸς καὶ ἀγαθός (Kalos kai agatos), o meglio nella crasi di kalokagathìa (in greco antico: καλοκαγαθία), il bello e buono, inteso, con riferimento all’uomo, come valoroso in guerra e in possesso di tutte le virtù, il modello di perfezione fisica e morale dell’essere umano.
Oggi, invece, ciò che risulta bello non è necessariamente buono. Per attrarre sempre più l’attenzione dell’utente medio, e mediamente distratto, si tendono a postare foto di cibi stravaganti, il che indurrebbe i fornai a fare croissant con ingredienti sempre più colorati o calorici, inseguendo un arcobaleno di possibilità.
Non troviamo nulla di male nella sperimentazione, anche la più azzardata. In fondo, è soltanto di poche settimane fa la notizia della clonazione di due primati, tra gli esseri viventi più prossimi al genoma umano. La questione è “che cosa induce a sperimentare?”. La fantasia, la curiosità, la ricerca di un gusto migliore oppure l’inseguimento ad ogni costo di un maggior numero di likes? Quale sarà il cliente più soddisfatto? Colui che mangerà o colui che posterà?
Questa è una delle strade in cui si espleta la tendenza al foodporn, una vera e propria pornografia del cibo, che dimentica il senso dell’erotismo.
"Le otturazioni o aggiunte non devono nascondere la qualità del croissant", afferma Yann Ledoux, executive chef fornaio presso la pasticceria di New York Maison Kayser. "Quando produci una brioche bella e sfogliata, non vuoi distruggerla mettendo la crema dentro. È un peccato".
"Non c'è niente di sbagliato nell'innovare il mondo della viennoiserie", afferma Preston. Fa riferimento ai croissant al cioccolato e al lampone fatti dal pasticcere Francois Brunet alla Epicerie Boulud come esempio di un tocco creativo su un croissant che mantiene intatta un tocco creativo su un croissant che mantiene intatta l'integrità della pasticceria classica. Ma, dice, "C'è una linea sottile tra una pasticceria ingannevole e una pasticceria innovativa". Questa è la distrazione, questa è società liquida di Bauman.
A conclusioni analoghe è arrivata la riflessione dello scrittore scozzese Andrew O’ Hagan il quale, in un recente articolo su Rivista Studio, sostiene che “Gli scrittori prosperano nella privacy, non su Twitter, e lo stesso vale per i lettori. Dare via le proprie frasi senza pensarci, e per giunta gratis, danneggia la scrittura come professione, l’idea di pagare qualcuno perché è bravo a scrivere, e uccide la concentrazione. Oggi siamo tutti intrattenitori, i politici sono teatrali in ogni loro mossa, ma anche gli scrittori a malapena passabili hanno molto da perdere in questo campionato mondiale di stupidità”.
E ancora Ballard, autore del profetico libro “Regno a venire”, sosteneva che il ruolo dello scrittore sarebbe venuto meno nella società, visto che una grande quantità di finzione era già disponibile nella realtà stessa. Il mercato della fiction non è più corale o collettivo, ma individuale: costruiamo la nostra storia a colpi di foto e status. La storia perfetta, il cornetto per la colazione perfetta.
E gli uomini come le donne stanno correndo il rischio di diventare come quei croissant. Se non siamo abbastanza buoni e bravi da poter essere incastrati su instagram insieme al nostro partner, da essere presenti non solo davanti ai suoi occhi ma, ogni tanto, anche davanti agli occhi degli altri, allora saremo sostituiti.
Con la prossima brioche.
"Non c'è niente di sbagliato nell'innovare il mondo della viennoiserie", afferma Preston. Fa riferimento ai croissant al cioccolato e al lampone fatti dal pasticcere Francois Brunet alla Epicerie Boulud come esempio di un tocco creativo su un croissant che mantiene intatta un tocco creativo su un croissant che mantiene intatta l'integrità della pasticceria classica. Ma, dice, "C'è una linea sottile tra una pasticceria ingannevole e una pasticceria innovativa". Questa è la distrazione, questa è società liquida di Bauman.
A conclusioni analoghe è arrivata la riflessione dello scrittore scozzese Andrew O’ Hagan il quale, in un recente articolo su Rivista Studio, sostiene che “Gli scrittori prosperano nella privacy, non su Twitter, e lo stesso vale per i lettori. Dare via le proprie frasi senza pensarci, e per giunta gratis, danneggia la scrittura come professione, l’idea di pagare qualcuno perché è bravo a scrivere, e uccide la concentrazione. Oggi siamo tutti intrattenitori, i politici sono teatrali in ogni loro mossa, ma anche gli scrittori a malapena passabili hanno molto da perdere in questo campionato mondiale di stupidità”.
E ancora Ballard, autore del profetico libro “Regno a venire”, sosteneva che il ruolo dello scrittore sarebbe venuto meno nella società, visto che una grande quantità di finzione era già disponibile nella realtà stessa. Il mercato della fiction non è più corale o collettivo, ma individuale: costruiamo la nostra storia a colpi di foto e status. La storia perfetta, il cornetto per la colazione perfetta.
E gli uomini come le donne stanno correndo il rischio di diventare come quei croissant. Se non siamo abbastanza buoni e bravi da poter essere incastrati su instagram insieme al nostro partner, da essere presenti non solo davanti ai suoi occhi ma, ogni tanto, anche davanti agli occhi degli altri, allora saremo sostituiti.
Con la prossima brioche.
Scritto da Fabio Appetito - Pubblicato sul numero di Febbraio 2019 del Il Corace
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