martedì 2 novembre 2021

OLTRE LA MORTE... LA VITA ETERNA

 Novembre: mese dedicato ai nostri cari Defunti, ci offre uno spunto opportuno per riflettere sul grave e grande mistero della morte. Anzitutto la morte cristiana non è mai slegata dalla Risurrezione, da questa speranza che va oltre ogni nostro umano dolore. È frequente infatti, anche tra i più devoti, attribuire al Signore Dio una qualche responsabilità se non la totale responsabilità della perdita di un nostro caro, specialmente quando quest'ultimo risulta essere di giovane età: sicuramente dolori simili lasciano un velame di tristezza incomparabile e un vuoto incommensurabile e sono motivo di prova psicologica e sentimentale che spesso lascia segni indelebili in chi si trova ad affrontare un simile dolore. Tuttavia ciò che può davvero essere elemento di svolta di fronte al mistero grande e triste della morte, è la nostra fede in Cristo Gesù, morto e risorto! Questo mistero della fede cristiana ci dona l'unico sollievo in grado di consolarci e ci dà la speranza tutta cristiana di credere in un "oltre" e in una vita che certamente continua dopo aver chiuso gli occhi a questo mondo. Ovviamente se cerchiamo mere risposte di scienza ad un interrogativo così alto come il mistero della vita eterna che Gesù Cristo, il Risorto, ci ha promesso, non ne usciremo che delusi e ancor più amareggiati e forse anche -diciamolo con franchezza- atei.


Nel brano del Vangelo di Giovanni, che tratta la morte di Lazzaro, ci sono tre elementi che esprimono con chiarezza quasi disarmante l'umanità del Signore Gesù nell'affrontare la morte dell'amico Lazzaro. Anzitutto c'è il rimprovero con tono di supplica della sorella di Lazzaro, Marta, a Gesù stesso la quale si esprime dicendo "Se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto": pensiamo a quante volte abbiamo detto di fronte alla morte di un nostro caro "signore dove eri?" proprio come Marta. Altro elemento bellissimo di questo Vangelo è rappresentato dal dialogo di Gesù con Marta che termina con le parole che Gesù le rivolge, a risposta di quel rimprovero/preghiera di Marta a Gesù: "Io sono la Risurrezione e la vita, chi crede in me anche se muore vivrà e chiunque vive e crede in me non morrà in eterno", parole queste che non lasciano dubbio alcuno sul cuore del Maestro nell'affrontare il discorso della morte di un amico caro. Ma Gesù oltre la frase su detta ne aggiunge un'altra ponendo un interrogativo a Marta ossia "credi tu questo?"... una domanda da brivido, un interrogativo che va a segnare un prima e un dopo nel cuore di chi la riceve. Tale interrogativo non viene posto solamente a Marta, infatti in Marta viene posto anche a ciascuno di noi. Prestar fede al fatto che Gesù sia la risurrezione e la vita nostra e prestar fede al mistero grande della resurrezione promessa a ciascuno di noi, diventa la discriminante fondamentale per accogliere questo dono grande che umanamente invece rappresenta il peso gravoso e l'ostacolo invalicabile davanti al quale occorre necessariamente fermarsi. Il Cristo no, lui non si è fermato dentro quel sepolcro ma con la sua resurrezione ha aperto un varco e una speranza che è tutta Cristiana per debellare definitivamente il frutto del peccato: la morte!

Appropriarsi di questa grande verità di Fede permetterà ad un Francesco d'Assisi di chiamare l'orrore della morte con il dolce termine di "sorella nostra morte corporale" lodando il Signore Dio di averci concesso anche "sorella morte", passaggio necessario per andare incontro a Lui. Commemorare dunque i nostri cari defunti come la Chiesa ci invita nel giorno del 2 di novembre significa in altre parole affermare la grande fede nella Resurrezione del Signore nostro Gesù Cristo nel quale, se crediamo, anche i nostri cari defunti vivono.

Scritto da Giovanni Grossi - Pubblicato sul numero 8 del 2021 del "Il Corace"


GREEN PASS: INCOSTITUZIONALE?

Dal 15 ottobre il green pass è diventato elemento essenziale delle nostre vite, permettendoci non soltanto di accedere ai luoghi di svago ma anche ai luoghi di lavoro. Tale carattere obbligatorio dell’esibizione della carta verde, ha indotto molti cittadini a scendere in piazza per rivendicare la libertà enunciata dall’art. 16 della Costituzione, ovvero la libera circolazione e soggiorno in qualsiasi parte del territorio nazionale, che sarebbe da tale obbligo lesa, nonché per rappresentare come tale imposizione di fatto sia un obbligo indiretto a vaccinarsi.

È proprio così? La nostra carta costituzionale è permeata in tutte le sue disposizioni dal corretto bilanciamento tra la libera autodeterminazione del singolo e la tutela della collettività. Analizziamo, dunque, in tale ottica gli articoli secondo l’opinione pubblica violati. L’art. 16 Cost. afferma: “Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche”.


 
Il primo periodo dell’articolo riconosce in capo ai singoli la libertà di muoversi liberamente sul territorio nazionale, ma nel secondo periodo la Costituzione prevede una restrizione di tale libertà quando motivi di sanità o sicurezza lo richiedono. Rapportato pertanto alla situazione pandemica, non costituisce essa un caso eccezionale di sicurezza della salute pubblica tale da consentire la restrizione della libertà di circolazione?

L’art. 32 Cost., invece, afferma: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”. La salute, dunque, non è solo tutelata come diritto del singolo ma anche come interesse della collettività. Ciò consente, in linea di massima, l’imposizione di un trattamento sanitario per migliorare e/o preservare la salute di chi vi è assoggettato e quella degli altri. Tutelare la salute collettiva significa, infatti, tutelare quelle categorie di persone che per patologie e non risultano fragili, non potendo individualmente autotutelarsi.

Ad esempio: i vaccini infantili non solo impediscono al bambino di contrarre la forma più grave di malattia, ma consentono ai bambini immunodepressi, i quali non possono vaccinarsi, di tutelarsi per tramite dallo stesso agente patogeno consentendogli una vita a contatto con gli altri. Lo stesso vale per gli adulti, un ambiente di lavoro protetto consente ai lavoratori più deboli di poter partecipare alla vita sociale e recarsi al lavoro in sicurezza.

L’art. 32, quindi, rappresenta un limite cui vanno assoggettate tutte le altre situazioni soggettive meritevoli di protezione rafforzata, in un momento di rischio contaminazioni. Perché allora il vaccino non è stato reso obbligatorio? Perché può essere imposto come obbligatorio solo quando non vi sia altra misura idonea ad evitare il pericolo per la salute collettiva. Qualora invece esistessero misure alternative (es. tamponi) che non sacrificano la libertà personale dei cittadini ad autodeterminarsi allora il trattamento è raccomandato, è un onere che rappresenta più un dovere del singolo per la tutela della salute della comunità di cui fa parte. La stessa Corte dei diritti europei dell’uomo, interrogata sulla questione, ha stabilito che l’obbligo dei green pass non è illegittimo in quanto la tutela della salute pubblica e del singolo ha prevalenza su altri interessi. La Costituzione riconosce, dunque, come obiettivo/interesse dell’ordinamento il bene-salute in forma del quale la comunità deve attivarsi affinché non corra pericoli di compressione.

In conclusione, l’obbligo di green pass non lede alcun diritto costituzionalmente garantito, ma indirettamente rappresenta forse soltanto un dovere morale di un singolo che fa parte di una comunità.

Scritto da Francesca Palleschi - Pubblicato sul numero 8 del 2021 del "Il Corace"

VERGOGNOSO!

 Il 27 ottobre 2021 nell'aula del Senato della Repubblica italiana si doveva discutere della legge “Ddl Zan” contro l'omotransfobia. Ma ciò non è successo. No perché il Senato ha votato a maggioranza per la “tagliola”, in pratica quella procedura (che esiste solo in Senato) che consente di evitare la discussione di una legge. La tagliola ha praticamente segnato la fine del Ddl Zan, bloccando l'iter, bocciando per intero il disegno di legge e rimandando la possibilità di avere un'altra proposta di legge contro l'omotransfobia non prima di sei mesi.

Dirvi quanto io sia indignata non è possibile (ho dovuto aspettare qualche ora per farmi sbollire la rabbia prima di scrivere questo articolo, altrimenti avrei usato un altro tipo di linguaggio). Io mi chiedo ancora come sia possibile affossare così una proposta di legge senza avere il minimo riguardo per tutte quelle persone vittime di violenze. La cosa più scandalosa sta nel fatto che i nostri cari senatori abbiamo anche optato per il voto segreto. Senza neanche avere la decenza di metterci la faccia. Non sto parlando di schieramenti politici sia chiaro, perché si sapeva benissimo che la destra avrebbe votato contro questo disegno di legge come ha continuato a fare nei mesi precedenti, la cosa che mi lascia basita sono quelli di sinistra che lo hanno fatto. Non vi dichiarate i paladini della democrazia e delle cose giuste? Dove eravate oggi? Come i peggiori codardi che esistano, i nostri senatori si sono nascosti dietro l'anonimato, non hanno avuto neanche il coraggio di assumersi la responsabilità delle loro azioni.

Vogliamo poi parlare degli applausi, dei cori come fossimo allo stadio e non in un aula del Parlamento italiano? Sì perché in aula c'era gente felice per quanto accaduto, contenti di aver affossato l'omotransfobia, che purtroppo però per coloro vittime di violenza resterà. Non c'è nulla di male a essere contro a un disegno di legge, se ne può discutere, parlare, modificare. Ma non è accettabile deridere e affossare chi invece ha voglia di fare qualcosa e lotta per i diritti degli altri.



E così si chiude un altro capitolo della nostra democrazia. Non può un Paese dichiararsi civile e poi votare per bocciare, senza alcuna possibile discussione, una legge che poteva in qualche modo difendere le vittime di violenza. E invece no. Hanno vinto loro. Coloro che picchiano, bullizzano, odiano. I violenti. Coloro che con questa legge avrebbero avuto ripercussione ben più gravi di quelle che hanno ora. Purtroppo hanno vinto loro. E ha perso la civiltà. Hanno dato uno schiaffo a tutte quelle persone che negli anni sono state vittime di violenza e continuano ad esserlo. È vergognoso vedere un Senato esultare per quanto accaduto. È vergognoso non avere una legge che tuteli (come si deve) le vittime di violenze. È vergognoso ciò che è accaduto in aula. Ed è ancora più vergognoso che esista ancora gente che non è libera di essere se stessa, di amare chi vuole. Ed io mi vergogno di vivere in un Paese dove c'è gente che si proclama paladina della giustizia e calpesta i diritti di tutti (e non solo dei pochi). In un Paese democratico e civile tutti dovremmo essere uguali, senza alcuna distinzione. Eppure no. In alcuni paesi (purtroppo anche l'Italia oggi si dimostra tale) non siamo tutti uguali. Secondo una persona vissuta “qualche” anno fa bisognava “amare il prossimo tuo come te stesso”, purtroppo però ancora non è così, nonostante siano passati più di 2000 anni. A meno che tu non sia uomo, bianco ed eterosessuale. E questo è vergognoso!

Scritto da Costanza Placidi - Pubblicato sul numero 8 del 2021 del "Il Corace"