lunedì 4 marzo 2019

CACCIA: LEGGI E BALISTICA VENATORIA

Nella Determinazione della Regione Lazio G14459 del 13/11/2018, l’Allegato A riporta in intestazione: “Avviso di selezione per l’individuazione dei componenti delle “Commissioni per l’abilitazione all’esercizio dell’attività venatoria” di cui all’art. 40 comma 11 lettere b) e c) della L.R. n. 17/1995, istituite in ciascun capoluogo di Provincia, presso le ex Aree Decentrate Agricoltura del Lazio”.
In tale “Allegato A” si legge: “… omissis … Le nomine dei componenti delle Commissioni per l’abilitazione all’esercizio dell’attività venatoria, ai sensi del comma 13 dell’art. 40 della L.R. n. 17/1995, sono da ritenersi a titolo onorifico, pertanto non sono previsti oneri a carico del Bilancio regionale … omissis …”.
Dato che non si parla di “opera di volontariato”, perché un Professionista dovrebbe lavorare gratis? Lauree, specializzazioni e competenze sono costate sacrifici ed è giusto, pertanto, che chi esercita relative Professioni debba essere remunerato!
Per quanto riguarda il membro della Commissione per la Balistica venatoria, quale laurea viene richiesta? Quali competenze di Balistica venatoria vengono richieste? Non sarebbe opportuno che tale soggetto fosse anche un esperto cacciatore?
Nel trattare la questione relativa alla “morte da shock”, già accennata in un precedente articolo, appare doveroso considerare brevemente i casi in cui un animale cacciabile, colpito con almeno 4-5 pallini, non arresti la sua corsa, ovvero, se fermo, non rimanga sul posto o giù di lì.
Le motivazioni di tale “atteggiamento” possono essere diverse: i pallini potrebbero essere di dimensioni troppo piccole in rapporto all’animale insediato, potrebbero avere scarsa penetrazione, ovvero non riuscire a procurare ferite invalidanti. Un simile fenomeno è riscontrabile quando, ad esempio, dopo avere sparato ad un volatile, si osserva una c.d. “nuvola” di piume ed il volatile continua a volare … Di contro, può accadere che il volatile cada inesorabilmente a terra a causa della rottura di un’ala provocata da un unico pallino.
L’animale non è rimasto sulla fucilata perché il piombo gli è arrivato freddo …”: in merito a tale affermazione non si conoscono trattati di non si conoscono trattati di Balistica terminale che, analizzando il fenomeno dei pallini che colpiscono un animale, riportano casi di visibili bruciature intorno all’area in cui è penetrato il pallino. Quindi la domanda: chi afferma tale rapporto causa (piombo che giunge freddo sull’animale) - effetto (animale che non riporta ferite invalidanti), su quali principi balistici si basa? Ovviamente, quanto detto non riguarda colpi sparati a bruciapelo, in cui non si può neanche parlare della “rosata di pallini”.
Scritto da Renato Bologna e Emanuele Vari - Pubblicato sul numero di Febbraio 2019 del Il Corace

FINO A QUI TUTTO BENE

Chiamalo cornetto, chiamalo brioche, chiamalo croissant. Ma postalo sullo stesso social: Instagram. Un interessante articolo di Withney Filloon su Eater sostiene la tesi che la popolare piattaforma basata sull’upload di fotografie stia progressivamente deteriorando la qualità del cibo.
Siamo al conflitto tra il buono e il bello, quello che i greci indicavano nel καλὸς καὶ ἀγαθός (Kalos kai agatos), o meglio nella crasi di kalokagathìa (in greco antico: καλοκαγαθία), il bello e buono, inteso, con riferimento all’uomo, come valoroso in guerra e in possesso di tutte le virtù, il modello di perfezione fisica e morale dell’essere umano.
Oggi, invece, ciò che risulta bello non è necessariamente buono. Per attrarre sempre più l’attenzione dell’utente medio, e mediamente distratto, si tendono a postare foto di cibi stravaganti, il che indurrebbe i fornai a fare croissant con ingredienti sempre più colorati o calorici, inseguendo un arcobaleno di possibilità.
Non troviamo nulla di male nella sperimentazione, anche la più azzardata. In fondo, è soltanto di poche settimane fa la notizia della clonazione di due primati, tra gli esseri viventi più prossimi al genoma umano. La questione è “che cosa induce a sperimentare?”. La fantasia, la curiosità, la ricerca di un gusto migliore oppure l’inseguimento ad ogni costo di un maggior numero di likes? Quale sarà il cliente più soddisfatto? Colui che mangerà o colui che posterà?
Questa è una delle strade in cui si espleta la tendenza al foodporn, una vera e propria pornografia del cibo, che dimentica il senso dell’erotismo.
"Le otturazioni o aggiunte non devono nascondere la qualità del croissant", afferma Yann Ledoux, executive chef fornaio presso la pasticceria di New York Maison Kayser. "Quando produci una brioche bella e sfogliata, non vuoi distruggerla mettendo la crema dentro. È un peccato".
"Non c'è niente di sbagliato nell'innovare il mondo della viennoiserie", afferma Preston. Fa riferimento ai croissant al cioccolato e al lampone fatti dal pasticcere Francois Brunet alla Epicerie Boulud come esempio di un tocco creativo su un croissant che mantiene intatta un tocco creativo su un croissant che mantiene intatta l'integrità della pasticceria classica. Ma, dice, "C'è una linea sottile tra una pasticceria ingannevole e una pasticceria innovativa". Questa è la distrazione, questa è società liquida di Bauman.
A conclusioni analoghe è arrivata la riflessione dello scrittore scozzese Andrew O’ Hagan il quale, in un recente articolo su Rivista Studio, sostiene che “Gli scrittori prosperano nella privacy, non su Twitter, e lo stesso vale per i lettori. Dare via le proprie frasi senza pensarci, e per giunta gratis, danneggia la scrittura come professione, l’idea di pagare qualcuno perché è bravo a scrivere, e uccide la concentrazione. Oggi siamo tutti intrattenitori, i politici sono teatrali in ogni loro mossa, ma anche gli scrittori a malapena passabili hanno molto da perdere in questo campionato mondiale di stupidità”.
E ancora Ballard, autore del profetico libro “Regno a venire”, sosteneva che il ruolo dello scrittore sarebbe venuto meno nella società, visto che una grande quantità di finzione era già disponibile nella realtà stessa. Il mercato della fiction non è più corale o collettivo, ma individuale: costruiamo la nostra storia a colpi di foto e status. La storia perfetta, il cornetto per la colazione perfetta.
E gli uomini come le donne stanno correndo il rischio di diventare come quei croissant. Se non siamo abbastanza buoni e bravi da poter essere incastrati su instagram insieme al nostro partner, da essere presenti non solo davanti ai suoi occhi ma, ogni tanto, anche davanti agli occhi degli altri, allora saremo sostituiti.
Con la prossima brioche.
Scritto da Fabio Appetito - Pubblicato sul numero di Febbraio 2019 del Il Corace

QUARANTA GIORNI AL MATTINO DI PASQUA

Le belle giornate iniziano a farsi avanti, anche se come dice il proverbio “una rondine non fa primavera” e il rigido inverno ancora non è cessato. Tutto vero, come è anche vero che ci si avvicina alla primavera e alle feste pasquali, sebbene viste da lontano. Un altro proverbio che è entrato nel linguaggio comune, al di là del credo religioso (anche qualche musulmano lo usa e ciò fa sorridere), è proprio “lungo come una Quaresima” per indicare il molto tempo che ci vuole per raggiungere degli obiettivi o per andare al sodo in una questione. In effetti è così, la Quaresima è un lungo periodo di quaranta giorni che precede la festa di Pasqua. Ma perché è lunga la Quaresima? E come è nata? Marzo sarà interamente vissuto nel pieno di questo particolare periodo liturgico e spirituale. Occorre dire che la nota caratteristica della Quaresima è esattamente la conversione a Dio attraverso la penitenza, un ritorno al Signore mettendo in discussione il proprio vissuto di fede per poter ben disporsi a celebrare il centro di tutto il cristianesimo: la passione, la morte e la resurrezione di Gesù Cristo.
Questo speciale tempo liturgico anticamente non era così lungo e soprattutto per quanto riguarda la chiesa di Roma non si comprende molto bene la sua origine; si può dire che si è andato formando progressivamente. La storia precedente la collega a una prassi penitenziale preparatoria alla Pasqua che ha cominciato ad affermarsi fin dalla metà del II secolo. Finoal IV secolo, l’unica settimana di digiuno e di penitenza era quella cheprecedeva la Pasqua. A metà del IV secolo sono state aggiunte altre tre settimane per comprendere poi complessivamente quattro settimane. L’uso di iscrivere i peccatori alla penitenza pubblica quaranta giorni prima di Pasqua determinò la formazione di una “quadragesima” (quaresima) che cadeva nella sesta domenica prima di Pasqua.
Dal momento che non si celebrava (e non si celebra) l’inizio di un cammino penitenziale in giorno di Domenica, definita fin dall’antichità la Pasqua della settimana, si fissò l’inizio di questo tempo speciale, “forte”, al mercoledì precedente. Ecco l’origine del mercoledì delle ceneri. Le ceneri cosparse sul capo dei fedeli e il parato color viola indossato dal clero durante le liturgie, sono i segni evidenti dell’inizio del periodo di Quaresima. Il digiuno e l’astinenza dalle carni, nato fin dall’inizio, accompagnava anticamente tutto il periodo dei quaranta giorni, con una chiarissima allusione al vangelo dove Gesù fu tentato quaranta giorni e quaranta notti, digiunando nel deserto. Successivamente il digiuno divenne precetto solo il mercoledì delle ceneri e il Venerdì santo, facendo permanere l’astinenza dalle carni tutti i venerdì di Quaresima, tale prassi resta attualmente valida.
La Quaresima però non è compiere una serie di atti religiosi ma vuole essere, come fin dall’antichità, una modalità per revisionarsi di fronte a Dio (con la preghiera personale dunque) cercando di scrollarsi di dosso tutte le pesantezze e le strutture che ci fanno ripiegare su noi stessi e che ci chiudono all’altro e a Dio. La Riscoperta o la scoperta dell’essenziale (Cristo e la sua Volontà da compiere) si attua in Quaresima. Da questo punto di vista diviene un periodo che apre al mistero, alla conoscenza di sé, al discernimento tra ciò che ci fa bene e ciò che ci appesantisce; le cose che ci appesantiscono e ci inquietano nel linguaggio di fede si chiamano peccati. Il sacramento della riconciliazione (la confessione dei peccati) diviene il frutto di tutto questo periodo lungo e ben vissuto che ci permetterà di assaporare fin da subito il “mattino di Pasqua”.
Scritto da Giovanni Grossi - Pubblicato sul numero di Febbraio 2019 del Il Corace